L'isolotto della Gaiola

Storia, leggenda e bellezze di uno dei luoghi più affascinanti del capoluogo campano

di Letizia Laezza

Nell’immaginario partenopeo e del turismo che gli è collegato non è necessario spiegare di che cosa si tratti quando si nomina la così detta Gaiola. Il nome stesso affonda le sue origini nella tradizione del dialetto: Gaiola proviene da Caiola, ovvero gabbia. Il riferimento è alla forma che i ruderi predisposti sull’isola hanno acquisito nel tempo. Infatti questa bellezza napoletana dalla rara capacità spettacolare risale a tempi antichissimi: i ruderi sono di origine romana, chiamati anche scuola di Virgilio o scuola del mago proprio in virtù del rapporto mistico che la popolazione campana ha sempre avuto con il famoso letterato, identificandolo come uno stregone di cui subire il fascino ma verso il quale avere anche timore. Partendo da tale presupposto la leggenda si è trascinata ed incrementata nel tempo in quanto pare tutti gli abitanti della casa su quell’isolotto siano andati incontro a tristi destini, così che il luogo è stato additato come maledetto.

ad

La bellezza rara di questo posto ne ha fatto già dal I sec a.C. meta ambita dai nobili romani che vi costruirono, a turno, sontuose ville. La più famosa fu quella di Pollione (Publio Vedio Pollion ), chiamata anche Pausilypon (che vuol dire luogo dove finiscono i dolori). Tale Pollione, un patrizio romano, aveva fama di essere alquanto malvagio e di avere eliminato ogni collegamento fra l’isola e la terraferma proprio per godere della giusta privacy di procedere alle sue pratiche disumane in santa pace, come ad esempio, voci di popolo narravano, dare gli schiavi in pasto a delle murene cresciute in una apposita vasca. Alla sua morte, nel 15 a.C., divenne villa Imperiale, tanto è vero che occupava gran parte della fascia costiera dell’attuale Parco. Il parco sommerso parte proprio da questo presupposto: sopra e sotto il livello dell’acqua, in seguito ai movimenti della crosta terrestre avvenuti nei secoli, ovvero grazie al fenomeno vulcanico-tettonico per cui questa, lentamente, si solleva e si abbassa, è possibile scorgere resti di ville eleganti, delle grandi cave di tufo utilizzate probabilmente per costruirle, di alcuni tipi di pescherecci con annessi spazi per approdare e di ninfei, sorta di luoghi sacri. Anticamente il promontorio di Coroglio che ospita la Gaiola era chiamato Euplea che è uno dei tanti nomi della dea Venere, proprio per la presenza di un tempietto a lei dedicato.

Comunque la l’epopea sul maleficio dell’isola procede per parecchio tempo: un proprietario di qualche secolo più avanti, un banchiere svizzero di nome Hans Braun, morì in circostanze misteriose insieme a sua moglie un paio di anni dopo avere acquistato la villa; simile fu il destino dell’imprenditore Otto Grunback, che fu colpito da un infarto, mentre un certo Maurice-Yves Sandoz uscì di senno e si tolse la vita. La triste storia arriva fino a Gianni Agnelli: lui subì invece l’abbattimento della sciagura sui propri cari, che morirono tutti prematuramente.

Ma la Gaiola non ha solo un valore storico ed archeologico bensì anche naturale: nel 2002 è stata riconosciuta come riserva naturale in quanto un decreto ministeriale l’ha conclamata “area marina protetta” con il titolo di Parco Sommerso di Gaiola. I due isolotti che sorgono nei pressi della costa di Posillipo, a nord del Golfo di Napoli, sono oggi collegati fra loro da un caratteristico pontile. L’area è piccola ma particolarmente pittoresca in quanto comprende il Borgo di Marechiaro e la Baia di Trentaremi racchiudendo anche parte degli scogli della Cavallara e ovviamente il tratto di mare che vi è incluso.

La peculiarità principale di questo sito è la commistione tra caratteri vulcanologici, biologici e storico-archeologici. Il tempo ha offerto il suo contributo modellando tramite le acque e i venti le curve dei costoni rocciosi e le alte falesie di tufo giallo napoletano, mentre i colori brillanti della macchia napoletana hanno rivestito il complesso con abiti esuberanti ed accattivanti. Di particolare rilevanza è anche la sostanziosa fauna che ha popolato la Gaiola di una complessità geomorfologica non indifferente. La favorevole circolazione delle correnti marine ha permesso l’insediamento in un piccolo spazio di mare di una vita variegata che completa la bellezza e la singolarità del posto, convivendo in armonia con i resti di una antica e sfarzosa civiltà in un quadretto per niente stonante ma anzi dalla beltà nutrita proprio di questi due fattori così diversi, lontani ma ben amalgamati.

Il Parco Sommerso di Gaiola oggi è un importante luogo di Ricerca, Gestito dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus, che in quel luogo e per quel luogo si occupa di formazione, divulgazione scientifica ed educazione ambientale per la riscoperta e valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del Golfo di Napoli. Proprietà del Mibact, aperto gratuitamente al pubblico che lo affolla con grande foga, il parco è sotto la tutela della sopraintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Napoli.

Riproduzione Riservata