lunedì, Novembre 28, 2022
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La follia di Grillo che evoca le Brigate rosse per il reddito di cittadinanza

Il leader pentastellato prova una disperata difesa del sussidio ricordando periodi bui nella storia della Repubblica

Beppe Grillo stavolta sembra aver proprio esagerato, aver oltrepassato ogni limite del buon senso. Sì perché evocare le Brigate in Italia non è una cosa normale, una cosa da fare tutti i giorni. Nel Bel paese evocarli vuol dire portare alla memoria una delle pagine più buie della storia della Repubblica. Significa ricordare morti, bombe e attentati terroristici che hanno causato tanto dolore. Eppure Grillo utilizza il termine per difendere il reddito di cittadinanza. Lo fa in un accorato post sul suo blog in cui spiega che oggi «i percettori del reddito di cittadinanza sono circa 3 milioni, molti dei quali con competenze che vorrebbero mettere a disposizione della comunità».

Secondo l’«Elevato» addirittura «“qualcuno” preferisce impedirglielo, creando ostacoli burocratici per renderlo irregolare, se non illegale, perché è più comodo usarli come carne da cannone per fare la guerra ai poveri». E allora dopo la guerra evoca alla memoria i brutti ricordi e chiama a «rapporto le Brigate di Cittadinanza, cittadini volenterosi che vogliano offrire il loro operato “illegalmente” per aiutare la comunità in cui vivono». Definirla una «caduta di stile» è troppo poco. Non si può pensare di evocare le Brigate rosse senza scatenare un clima di odio e di terrore.

Non si può chiedere di offrire «illegalmente» il proprio operato

Soprattutto in Italia dove il limite tra legale e illegale viene superato troppo spesso. Soprattutto per i percettori del reddito. Una vasta platea in cui la guardia di finanza e le altre forze dell’ordine, nel corso degli ultimi anni, ha scoperto camorristi, parenti di camorristi, boss, spacciatori e contrabbandieri. Non si può «aizzare» la folla contro chi pensa di riformare il provvedimento del M5S che, ed è innegabile, presenta lacune paurose ed ha rappresentato un «regalo» dello Stato, in molti casi, a chi proprio non se lo meritava. Ma Grillo non è contento davanti alla possibilità di un miglioramento e arringa la folla: «Brigatisti di Cittadinanza, abbiamo bisogno di voi! Abbiamo bisogno della vostra abilità e della vostra partecipazione!». Poco male se qualcuno interpreterà a modo suo le parole del fondatore del movimento pentastellato.

Polemiche da destra e da sinistra

Parole che non potevano che sollevare un vespaio di polemiche. «Il suo appello genera solo ulteriore confusione ed è pericoloso. È un modo per mettere una pezza per coprire un buco che ha causato uno spreco di miliardi di euro per nulla. Utilizzare poi il termine ‘brigate’ evoca in un paese come il nostro, brutti ricordi legati al terrorismo» afferma in una nota la deputata di Azione, Daniela Ruffino.

A Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, «preoccupa il linguaggio di Beppe Grillo che dopo tante assenze e tanto silenzio usa parole inaccettabili. Grillo, invece di prendere atto di avere dimezzato i propri voti parla di ‘brigate di cittadinanza’ che devono ‘illegalmente’, così dice lui, difendere il reddito di cittadinanza. Ricordiamo le Brigate rosse. Ricordiamo i linguaggi minacciosi del passato di taluni che furono sottovalutati. Un conto è difendere la politica sociale – prosegue – Altro è usare parole equivoche e alimentare tensioni sociali». A Gasparri fa eco il leader della Lega Matteo Salvini che afferma: «In questo momento drammatico per l’Italia, chiunque parli di Brigate è un folle e un irresponsabile».

«Grillo – dichiara il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Delmastro -, ormai sprofondato nella più sorda indifferenza degli italiani e degli organi stampa, rispolvera l’armamentario dell’aggressività verbale per uscire dalla penombra e riacciuffare dieci secondi di notorietà. Oggi si è inventato le “Brigate del reddito di cittadinanza”. Un linguaggio violento e irresponsabile che dovrebbe preoccupare, se non provenisse da un comico. La reazione non è dunque sconcerto, ma soverchia commiserazione per un comico bolso che sogna “i bei vecchi tempi” in cui faceva notizia. Nulla di preoccupante, come la sua rivoluzione: gli italiani hanno capito che le rivoluzioni dei giullari finiscono in tragicommedia come la parabola di governo pentastellata».

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