Gira da qualche ora in Rete l’ipotesi che a scatenare l’incendio di Cupa Perillo, a Scampia, sia stata la camorra per sgomberare il campo rom lì insediato. Ipotesi che vorrebbe gli uomini dei clan pronti a usare il lanciafiamme per difendere il territorio dall’«insolenza» dei nomadi, come già qualcuno immaginò – addirittura nel 2008 – a Ponticelli quando un altro vasto incendio ridusse in cenere l’insediamento di Via Virginia Wolf. All’epoca addirittura una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ipotizzò l’aggravante camorristica per gli ignoti che avevano appiccato l’incendio salvo poi essere smentita successivamente dai fatti. Non di camorra si trattò ma di un episodio di razzismo.

Per gli esperti è una fake-news l’ombra della camorra dietro il rogo

Le cose stanno così? Davvero la camorra ha appiccato l’incendio a Scampia? Ricostruzioni che non stanno in piedi – convergono alcune fonti delle forze dell’ordine, interpellate da Stylo24 – per almeno tre ordini di motivi.
La camorra della zona ha storicamente intrecciato rapporti di «buon vicinato» con i rom utilizzandoli spesso come bacino dove reclutare bassa manovalanza. I campi sono tuttora un ottimo nascondiglio per armi e droga, e la malavita del quartiere nord di Napoli non si priverebbe in alcun modo di questa «collaborazione» se non ci fossero – appunto – ragioni di natura criminale dietro.
La camorra non utilizzerebbe mai un sistema così spaventoso e visibile come un rogo di vaste proporzioni per regolare presunti conti in sospeso con singoli soggetti residenti nella baraccopoli. Esistono modi molto più incisivi e diretti, purtroppo, per definire una punizione o lavare nel sangue uno sgarro. Appiccare un incendio di quelle dimensioni significherebbe quasi autodenunciarsi.
È del tutto impossibile immaginare che un qualsiasi gruppo mafioso dell’area nord di Napoli rischi così tanto – ieri sera si è sfiorata la strage con anziani e bambini intrappolati – per difendere il territorio e i suoi abitanti napoletani. Territorio e abitanti che la camorra schiaccia e vessa e minaccia e intimidisce e opprime ben più dei nomadi, e da più tempo.

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L’intervento dei vigili del fuoco nel campo nomadi di Cupa Perillo

«Questa chiave di lettura patriottica o di difesa sociale dagli immigrati – ragiona un investigatore della Digos del capoluogo campano – oltre che fuorviante è anche politicamente pericolosa perché proietta una luce positiva sulle organizzazioni criminali o addirittura auspica un intervento delle mafie nella risoluzione di un problema certamente sentito qual è quello dell’integrazione a Napoli e in tutt’Italia».