Fuoco incrociato sul presidente Dello Ioio. E spunta anche l’alleanza con l’ex sindaco di Vico Equense, Gennaro Cinque. Pioggia di soldi sul Faito

di Fabrizio Geremicca

«Carissimi ho avuto conferma da pochi minuti dal capogruppo Casillo che a brevissimo il presidente De Luca nominerà il nuovo presidente dell’ente parco dei Monti Lattari. Credo che, in continuità ed in coerenza con quanto da tutti noi dichiarato con il comunicato dello scorso novembre, sia opportuno comunicare al presidente la nostra opposizione ad una eventuale riconferma di Dello Ioio. Vi inoltro un comunicato che in via precauzionale, avendo avuto sentore della cosa già da un paio di giorni, ho preparato. Vi comunico, inoltre, che della cosa è stato già avvisato anche Sarracino». E’ il whatsapp partito tre giorni fa dal Pd di Castellammare di Stabia ed inviato a tutte le sezioni del partito che sono ricomprese nel perimetro del Parco. Una chiamata alle armi contro Tristano Dello Ioio, al timone della riserva naturale da un paio di anni, salernitano, nella geografia interna al partito considerato vicino a De Luca ed a Fulvio Bonavitacola.

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L’appello non è stato recepito da tutti – per esempio si sono sfilati i Pd di Vico Equense  – e comunque si fondava su un fraintendimento, perché in realtà il mandato del presidente del Parco non è in scadenza. Non per questo, però, il “fuoco amico” contro Dello Ioio si è placato. Dello stesso tenore del whatsapp è il documento che i promotori hanno cercando di far firmare al maggior numero possibile di sezioni del Pd dell’area dei Lattari e che ha come destinatari De Luca, Casillo e Sarracino. Un j’accuse contro Dello Ioio, al quale si contesta di non avere adeguatamente gestito la riserva naturale e che «ha già ampiamente dimostrato di non essere all’altezza di questo compito». I “cecchini” del presidente in carica – secondo indiscrezioni raccolte da Stylo 24 – avrebbero già pronto anche il profilo di un papabile alla presidenza della riserva naturale. Risponderebbe al nome di Nicola Corrado, l’ex segretario del Pd stabiese. Dello Ioio a sua volta sta cercando di muovere le pedine a sua favore e potrebbe nei prossimi giorni incontrare qualcuno della cerchia più stretta del presidente della Regione – per esempio Fulvio Bonavitacola – per sollecitare uno scudo protettivo contro l’offensiva nei suoi confronti che parrebbe animata, oltre che dal pd stabiese, da Luca Mascolo, sindaco di Agerola e presidente dell’ente idrico campano.

Lo schieramento che punta a buttare giù Dello Ioio dalla poltrona di presidente del Parco, peraltro, andrebbe anche al di là del Pd. Si sarebbe saldata, infatti, su questo specifico punto, un’alleanza con Gennaro Cinque, l’uomo che a Vico Equense è stato più volte assessore ai Lavori Pubblici, poi sindaco e che ha fatto il salto in consiglio regionale a settembre. Cinque più volte nei mesi che hanno preceduto le elezioni era parso in procinto di transitare dal centrodestra allo schieramento di De Luca. Alla fine si è candidato ed è stato eletto in regione con Caldoro, ma a novembre era già nel gruppo Misto per coltivare con maggiori opportunità le sue velleità di entrare nelle commissioni che contano, urbanistica in primis.

Ma come si spiega tanto interesse per il Parco dei Lattari ed in particolare per il Monte Faito, montagna per tanti anni dimenticata? Il documento elaborato dal pd stabiese è ricco di buoni propositi per il rilancio della riserva naturale e la concretizzazione di tali propositi – secondo i promotori – avrebbe appunto come ostacolo Dello Ioio. Come sempre in questi casi, però, e senza voler mettere necessariamente in discussione la buona fede di tutti quelli che hanno lanciato la campagna contro l’attuale presidente del Parco,  conviene anche seguire il filone degli interessi concreti e particolari per comprendere ciò che sta accadendo. Sono molti, infatti, i soldi che stanno per piovere sulla montagna. Quelli dei subappalti, in primis, che Terna dovrà affidare per realizzare le opere a terra del suo progetto di raddoppio della potenza dell’elettrodotto dei Monti Lattari. Risorse per le realtà imprenditoriali del territorio, non di rado legate a questa o quella fazione. Possono diventare consenso e capitale elettorale per i politici locali. Il problema, però, è che Dello Ioio si è messo di traverso e non vuole i nuovi piloni all’interno dell’area protetta. Condivide, almeno in parte, le perplessità del Wwf e di Italia Nostra i quali hanno denunciato che il raddoppio dell’elettrodotto è incompatibile con le norme di salvaguardia del Parco e che, in ogni caso, non si può muovere nulla senza che prima ci sia espressi sulla congruità dell’intervento con la tutela delle zone a protezione speciale e dei siti di interesse comunitario che ricadono nel Parco dei Lattari. Proverà a ribadirlo lunedì nel corso di un incontro via web con Terna e con alcuni sindaci convocato – qualcuno sostiene in maniera piuttosto inusuale – dalla Prefettura di Napoli. Quelli degli eventuali lavori per l’elettrodotto, peraltro, non sono gli unici soldi che stanno per piovere sul Faito. Sono, infatti, da realizzare anche importanti interventi per rilanciare il Grand Hotel Faito, chiuso da molti anni. Li copre un finanziamento di cinque milioni di euro concesso da Invitalia e destinato al recupero dell’albergo ed al suo ampliamento.

Di chi è l’immobile? Un documento della Città Metropolitana che risale a maggio 2019 e relativo a controlli sul Faito testimonia che all’epoca era della società Esuberanza, con sede a Budapest, amministrata dalla trentatreenne da Filomena Abbaneo. Imprenditrice e parente dei proprietari dell’emittente Tele A, che proprio sul Faito ha un impianto di trasmissione, Abbaneo in sella ad Esuberanza era stata protagonista alcuni anni fa di un altro progetto di recupero immobiliare. Riguardava il castello normanno di Altavilla Silentina, che aveva acquistato da Tele A srl, la quale a sua volta aveva avuto accesso a finanziamenti pubblici per l’intervento. I lavori per rilanciare il Grand Hotel Faito non è certo che si realizzino, perché i documenti relativi alle autorizzazioni rilasciate dal comune di Vico sono al vaglio della Procura di Torre Annunziata la quale, su impulso di Nicola Fragliasso ed a seguito di esposti di Italia Nostra, del Wwf e poi dei Verdi ambiente e società,  ha aperto un dossier sui permessi rilasciati dal Comune.  Non basta. Sul Faito sarebbero in corso anche investimenti diretti di un esponente politico del Pd dell’area stabiese interessato alla ristrutturazione ed al recupero di alcune case e ville sulla montagna, da destinare a bed and breakfast e ricettività turistica. Nulla di illecito, sia chiaro, ma una circostanza che aiuta a capire la rinnovata centralità del Faito nel dibattito politico locale. E’, dunque, questo un momento cruciale per la montagna che attende ancora il suo piano del Parco – quello elaborato tre anni fa da un gruppo di lavoro coordinato dall’architetto Riano e remunerato con 40.000 euro non è stato mai esaminato ed approvato in consiglio regionale – e fa i conti con problemi ambientali non da poco. L’abusivismo edilizio – sia pure meno eclatante che in passato -,  l’inquinamento elettromagnetico – l’Arpac recentemente ha rilevato il possibile superamento in alcune zone dei limiti a tutela della salute umana – e lo sversamento di rifiuti. Da tre anni, per esempio, sul Faito c’è una discarica che contiene amianto e che – sottolineava all’epoca dei controlli l’Arpac – avrebbe dovuto essere bonificata “ad horas”. Si attende ancora che si attivi la Città Metropolitana, competente su quella porzione di territorio.

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