Il carcere di Poggioreale (foto Stylo24)

L’«ordine» intercettato nel corso del colloquio tra un pusher del clan Reale e la sua compagna

In carcere, Antonio G., ci è finito perché spacciava droga mentre si trovava agli arresti domiciliari. Lo stupefacente, stando all’accusa, e secondo quanto emerge dal colloquio che tiene con sua moglie (nella casa circondariale di Poggioreale, il 25 febbraio del 2016), gli veniva fornito dal clan Reale. Il pusher, nonostante sia detenuto in cella, non disdegna di piazzare qualche vendita extra, nel caso ad un cliente molto «particolare», un agente della Penitenziaria.

E’ bene sottolineare che ci riferiamo a ciò che racconta un detenuto alla compagna, durante una conversazione che è stata ascoltata da investigatori e inquirenti, per tale motivo, non è escluso che nei confronti del poliziotto, siano state già effettuate indagini per chiarirne la posizione. Tornando al contenuto del dialogo captato in carcere, si tratta niente di più niente di meno, di un ordinativo di stupefacente da destinare a un basco azzurro in servizio presso il penitenziario di Via Nuova Poggioreale.  

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L’intercettazione del colloquio

La conversazione è allegata agli atti dell’inchiesta che a metà maggio scorso, è scaturita in una operazione che ha portato all’arresto di quasi quaranta soggetti ritenuti affiliati alle principali organizzazioni camorristiche di San Giovanni a Teduccio. La misura di custodia cautelare ha interessato anche esponenti del clan Reale. A uno di questi, tale Lello (che nel febbraio del 2016 è a piede libero), dice il detenuto, dovrà rivolgersi la moglie, per fargli effettuare la consegna di stupefacente.

La consegna
da effettuare
direttamente
in carcere

«Alla donna viene chiesto di contattare Lello, affinché rechi la droga a un agente della polizia penitenziaria in servizio presso la struttura carceraria di Poggioreale», si legge a margine del testo relativo alla intercettazione. Nel corso dello stesso dialogo, la consorte di Antonio, informa quest’ultimo sull’andamento degli «affari», sottolineando che gli introiti derivanti dalla vendita di stupefacenti, «ultimamente sono calati. Non si abbusca (guadagna, ndr) quasi più niente».

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