Il corno da 60 metri sul lungomare
Il corno da 60 metri sul lungomare

di Giancarlo Tommasone

È un’estate difficile quella di de Magistris, che dall’inizio di luglio ne ha imbroccate davvero poche. Tutto è cominciato col pasticcio organizzativo della cittadinanza a Maradona, poi la vicenda della foto che lo ritrae sorridente a una festa esclusiva mentre il Vesuvio, diversi quartieri della città e trequarti della provincia bruciano; c’è l’impegno per rendere Napoli capitale mondiale dell’efficienza nei trasporti nel 2019, nel momento in cui la metro registra anche ritardi di 30 minuti più volte al giorno e la funicolare centrale riaperta dopo più di un anno, si rompe poco dopo essere stata inaugurata.

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Luigi de Magistris e Diego Armando Maradona
Luigi de Magistris e Diego Armando Maradona

Poi Giggino e i suoi calano il poker: TeleKabul arancione (leggi articolo), solidarietà a Maduro (leggi il servizio di Stylo24), medaglia alla trevigiana Valeria che posta lettera di amore eterno a Pulcinella, sole, pizza, mandolino, Vesuvio, pastiera, struffoli, sfogliatella, ecc… e dulcis in fundo, corniciello di 60 metri portasfiga (leggi articolo). Non le partorisce nemmeno che subito si ritrova nell’occhio del ciclone, sommerso dalle critiche e quindi pensa bene che non valga più nemmeno la pena rispondere.

E adesso, cosa si inventerà Giggino per tenere alta la media del populismo e per difendere la tradizione?

Per continuare a somigliare ai suoi idoli sudamericani? C’è chi gli suggerisce di allestire una immensa ruota panoramica a forma di pizza marinara a via Caracciolo, chi di indire un referendum per intitolare piazza del Plebiscito a Mario Merola, chi ancora gli segnala che sulla facciata di Palazzo Reale ci sono i simboli araldici dei Savoia che andrebbero abbattuti. Di idee ce ne sono tante e la decisione per la prossima uscita ad effetto è ardua. Però, parliamoci chiaro, la colpa non è tutta di Giggino, è anche del momento storico e dei personaggi che produce, personaggi di cui il caudillo del Vomero per forza di cose si deve circondare quando si tratta di eventi e scelte mediatiche di alto profilo.

Il sindaco Luigi de Magistris
Il sindaco Luigi de Magistris

Infatti il Maradona che ha incontrato Giggino non è lo stesso che strinse la mano a Castro e a Chavez, è una sua copia sbiadita. Come pure, è difficile pensare che affidi il rilancio della cultura partenopea a uno che può solo aspirare a scimmiottare Troisi. Ma in fondo, così è. Giggino sotto sotto – lo credo fermamente – questo lo sa, però non ci può fare niente e quindi arriva perfino a regalare la medaglia alla trevigiana innamorata di Napoli. Giggino continua a sperare, in fondo è una persona buona, un ingenuo, uno che sogna una città rinnovata nella tradizione e più giusta, una città in cui i treni della metro e i bus dell’Anm partano e arrivino in orario; un mondo in cui il napoletano venga trattato bene dappertutto, come all’epoca dei magliari. Una dimensione ideale in cui un redento Salvini faccia la parte di Tommasino in una riedizione di ‘Natale in casa Cupiello‘ da tenersi al San Carlo la notte dell’Avvento. La parte di Luca (quella che fu di Eduardo) naturalmente è sua. Lui si vede già mentre dice la battuta simbolo della commedia: “Te piace ‘o presebbio?”. E sogna la risposta affermativa, unanime dell’intero popolo napoletano giunto al suo cospetto: “Sì, me piace”.