Costo personale ancora alto. Ma i dati 2019 sono in miglioramento

Criticità nella gestione finanziaria del Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (Cira) che ha sede a Capua, nel Casertano, sono state rilevate dalla Corte dei Conti in relazione all’anno 2018: in particolare, la magistratura contabile, ha rilevato «una perdita di 3.152.557 di euro (le perdite complessive risultanti dai bilanci 2016-2018 ammontano a 10,2 milioni di euro), dovuta, da un lato, a una contrazione del risultato della gestione caratteristica di 3.249.473 euro, determinata da una flessione dei ricavi di oltre 6 milioni a fronte di un calo dei costi che sfiora i tre milioni, e dall’altro lato a un saldo negativo di 0,9 milioni delle rettifiche di valore delle attività finanziarie».

Il Cira è una società consortile per azioni a maggioranza pubblica, sottoposta alla vigilanza del Ministero dell’Università e della Ricerca (Miur), i cui bilanci vengono esaminati dalla sezione della Corte dei Conti che si occupa di Controllo sugli enti. Al Cira è affidato il compito di dare attuazione al Programma nazionale di ricerche aerospaziali (Pro.R.A.), contenente l’attività di ricerca, la sperimentazione, la produzione e lo scambio di informazioni, la formazione del personale nel settore aerospaziale. Dalla delibera approvata dalla Corte dei Conti, emerge che nel 2018 il Cira (allora presieduto da Paolo Annunziato) ha avuto perdite per oltre tre milioni di euro nonostante un aumento dei finanziamenti pubblici, un costo del lavoro alto e sempre più incidente sui costi di produzione, con un patrimonio netto in calo costante. Proprio il costo del personale continua a rappresentare la voce principale.

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«Pur registrando una flessione dell’1,2% (oltre 311.000 euro) rispetto al valore di 26.253.489 euro registratosi nel 2017, il costo totale del personale si assesta a 25,94 milioni di euro, peraltro con una sensibilmente accresciuta incidenza di ben oltre tre punti percentuali, sul totale dei costi di produzione, che si attesta al 9,6%”. I magistrati contabili osservano poi un «trend in diminuzione anche per le fonti di finanziamento del Cira che – aggiunge la Corte – passa da 8,9 milioni nel 2017 a 8,1 milioni nel 2018».

In controtendenza Miur ed Ue, che hanno invece aumentato le risorse a favore del Cira (il Miur è passato da 1,7 milioni nel 2017 a 1,4 milioni nel 2018, mentre l’Ue da3,1 milioni nel 2017 a 4,3 milioni nel 2018). Un lieve incremento lo registrano anche i ricavi provenienti dalle aziende italiane e straniere per le prove sperimentali sui grandi impianti (da 3,3 milioni nel 2017 a 3,4 nel 2018). Su quest’ultimo punto, la Corte ribadisce la necessità per il Centro di rafforzare la capacità di attrarre commesse private per evitare un’erosione del patrimonio della società, che è via via sceso, da 116,3 mln del 2015, a 106,1 del 2018″. Numeri che dovrebbero essere migliorati negli ultimi due anni; la sezione controllo della Corte non ha ancora esaminato il risultato della gestione 2019, ma sul sito del Cira si apprende che «l’esercizio 2019 si è chiuso con un utile di 5,2 milioni di euro e il valore della produzione si è attestato sui 47 milioni di Euro con una crescita del 15% rispetto al 2018. Da sottolineare un importante incremento dei “ricavi da fonti terze”, generati cioè da contratti di ricerca e servizi di sperimentazione che il Cira ha acquisito sul mercato mondiale, e il superamento della soglia del 30% della loro incidenza sui ricavi totali, con un netto miglioramento dei risultati conseguiti nel 2018. Altro importante risultato è quello delle collaborazioni con le aziende nazionali ed europee ed un’evidente discontinuità sul fronte delle poste creditizie».