In alto, il boss Paolo Di Lauro. Sotto a destra il figlio Cosimo, a sinistra Raffaele Amato, capo degli Scissionisti

Gli Scissionisti cedevano enormi quantità di stupefacenti alla famiglia Mammoliti, a Milano. Il pentito: guadagni da 6 milioni di euro

Gli affari (occulti) degli Scissionisti con la ‘Ndrangheta calabrese al tempo dell’impero di Paolo Di Lauro. È il pentito Carmine Cerrato a raccontare ai pm antimafia di Napoli, che lo interrogano nella primissima fase della sua collaborazione, questo inedito retroscena.

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“La società (il gruppo Amato-Pagano, ndR) è nata prima della morte di Pietro (Amato, fratello del boss Raffaele – Ndr) quando erano tutti affiliati al clan Di Lauro, nel senso che di nascosto da Paolo Di Lauro, rifornivano di cocaina una famiglia malavitosa di calabrese che operava a Milano, che si chiama Mammoliti». Aggiunge il pentito: AI nostri rapporti erano con Rocco Mammoliti e Cesare Pagano o mia sorella hanno fatto da compari di battesimo o comunione al figlio o alla figlia del Rocco; andammo alla festa in Calabria».

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Secondo Cerrato, «questo rapporto è continuato sino al 2006, perché non riuscivamo a soddisfare, con i carichi che arrivavano dalla Columbia i bisogni della famiglia Mammoliti, che compravano molta cocaina». Ecco un esempio: «Per dire quando eravamo a Malaga prima della faida, nel 2003-2004 loro compravano tutta la cocaina che Cesare aveva disponibile in Spagna; un’ultima quota se la dividevano Domenico Antonio Pagano, ossia zio Mimì, Carmine Pagano detto Angioletto e Vincenzo Pagano (…) Io non so quanto guadagnassero i soci, per certo posso dire che una volta mio cognato Cesare Pagano disse che per ogni carico ogni quota era di 5-6 milioni di euro».