giovedì, Giugno 30, 2022
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La coca di «Banksy» nelle piazze partenopee

Andrea Deiana e Vincenzo Amato acquistavano la droga in Calabria e la rivendevano a Napoli

La droga calabrese arrivava in Campania tramite l’intercessione del narcotrafficante Andrea Deiana. Lo sostiene l’ordinanza del Tribunale di Milano che la settimana scorsa ha colpito (e smantellato) l’organizzazione gestita dall’uomo soprannominato «Banksy» per la sua passione per l’arte. Arte che veniva utilizzata, secondo l’assunto della Procura, per riciclare denaro. Andrea Deiana, amico del super trafficante Raffaele Imperiale, è emerso, aveva numerosi contatti e grazie a essi, secondo gli inquirenti riusciva a trasferire grossi quantitativi di droga.

Ad agosto 2020 l’uomo intrattenne una conversazione con Vincenzo Amato il cui argomento era «l’approvvigionamento di un imprecisato quantitativo di cocaina da parte di alcuni trafficanti calabresi». A tal proposito, il terracinese propose «al suo socio di acquisire da loro una quantità imprecisata di cocaina da rivendere sul mercato romano e napoletano».

L’organizzazione e i clienti

Dai messaggi decriptati tra i due, gli inquirenti riescono a ricostruire tutta la procedura di acquisto e cessione: Vincenzo Amato curava i rapporti coi fornitori calabresi mentre «Banksy» stava curando i rapporti con i clienti». Droga che i fornitori pagavano anche 33.500,00 € al kg.

In seguito è emerso che i clienti gestiti da Deiana altri non erano che « suoi fornitori napoletani in grado di acquisire anche 100/200 kg di cocaina. Ritirare il «prodotto» senza incappare nelle forze dell’ordine però non era semplice e così «Banksy» informa Amato delle modalità di ritiro dei clienti napoletani: «i napoletani avrebbero mandato due autovetture con all’interno i denari e una terza autovettura con a bordo un coordinatore che avrebbe preso contatti coi fornitori e controllato le operazioni di carico. La conferma dell’avvenuta transazione è giunta il 27 agosto 2020, quando Andrea Deiana ha informato Vincenzo Amato che i suoi clienti napoletani stavano rivendendo la cocaina acquistata a 34.000,00 € al prezzo di 39.000,00 €» conclude l’ordinanza.

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