(Nelle foto i fratelli boss Pasquale e Michele Zagaria)

La mente economica del clan dei Casalesi, avendo già scontato 19 anni di reclusione, ha potuto lasciare il penitenziario di Opera, dove si trovava detenuto al regime del 41bis

di Luigi Nicolosi

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La Cassazione accogli il ricorso straordinario e per il super boss del clan dei Casalesi scatta la seconda clamorosa scarcerazione in meno di un anno. Stavolta, però, i problemi di salute non c’entrano. Pasquale Zagaria, mente economica della temibile cosca casertana e fratello del capoclan Michele, da oggi pomeriggio è di nuovo libero per fine pena. La Suprema Corte, accogliendo l’istanza dei difensori del ras (gli avvocati Andrea Imperato, Sergio Cola e Angelo Raucci) ha imposto al gip la rideterminazione della precedente condanna per camorra ed estorsione. La pena è stata quindi ricalcolata da 22 anni di reclusione a 19 anni. Pasquale Zagaria ha già trascorso in carcere 19 anni e quindi, saldato ormai il suo debito con la giustizia, ecco che per lui si sono rispalancate le porte del carcere. Il boss dice dunque addio al regime del 41bis al quale si trovava ristretto nel carcere di Opera, a Milano.

Pasquale Zagaria, fratello del capoclan dei Casalesi Michele, era tornato dietro le sbarre nel settembre scorso. Il boss era stato trasferito nel carcere di Opera, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Zagaria era stato scarcerato ad aprile dello scorso anno dal tribunale di Sorveglianza di Sassari, lo stesso che aveva poi sollevato questione di legittimità costituzionale contro il decreto Bonafede. Zagaria, che è malato da tempo, era stato posto ai domiciliari in casa di un familiare a Brescia per motivi legati all’emergenza coronavirus: l’ospedale di Sassari dove seguiva le terapie per la malattia, non era più in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva però disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari, che è scaduto ieri. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere.

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