Un sequestro di soldi

L’ottavo dei dieci figli del boss Ciruzzo ‘o milionario aveva accesso libero ai soldi delle piazze di spaccio

Una specie di carta di credito illimitata. Era così le piazze di spaccio del Terzo mondo per Antonio Di Lauro, ottavo dei dieci figli del boss di Scampia, Paolo Di Lauro alias Ciruzzo ‘o milionario. Un pozzo di San Patrizio di denaro, a sentire il pentito Carlo Capasso che ne parla ai pm antimafia in uno dei suoi primi interrogatori. “Ogni spesa sostenuta dalla famiglia di Lauro è finanziata dall’organizzazione”, spiega ai magistrati. E subito dopo aggiunge: “Tale disposizione è stata impartita direttamente da Marco Di Lauro con l’avallo di Antonio Di Lauro e di Nunzio Talotti e Antonio Lucarelli (collaboratori del figlio del padrino, ndR)… Di Lauro… può pretendere qualsiasi somma ricavata dalle due piazze di spaccio senza dare alcuna spiegazione”. Antonio Di Lauro “fino a circa un anno e mezzo fa” (il pentito si riferisce al 2008/2009) percepiva solo “lo stipendio dal fratello Marco Di Lauro, ma non aveva alcun ruolo”. Cosa che poi è cambiata tant’è che “lo stesso, da detto periodo, per conto dell’organizzazione, cura personalmente i rapporti con gli Scissionisti e in particolare con Biagio Esposito dal quale va a scambiarsi imbasciate”. Biagio Esposito, di lì a pochi mesi, sarà invece arrestato e inizierà a collaborare con la giustizia.