Il santuario della Madonna di Polsi, a San Luca (Reggio Calabria), per anni ha ospitato riunioni di 'Ndrangheta

Nel 1991, in occasione del summit annuale dei «calabresi» si parlò anche del progetto separatista

di Giancarlo Tommasone

All’inizio degli anni Novanta c’è una vera e propria sinergia tra le maggiori organizzazioni criminali del Paese. Qualche anno prima – periodo 1986-1987 – è nato cosiddetto «consorzio» fondato a Milano per volere dei calabresi, sorta di super-cupola, che vede seduti al tavolo i rappresentanti delle 4 principali mafie: ’Ndrangheta, Cosa nostra, camorra, Sacra corona unita. E’ quanto si evince dai verbali dei collaboratori di giustizia finiti agli atti del processo imbastito contro la ’Ndrangheta stragista, conclusosi alla fine di luglio scorso con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. Tra i pentiti c’è anche Pasquale Nucera, ex esponente di rilievo della cosca calabrese Iamonte.

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Nucera parla pure del piano politico-criminale, elaborato dalla criminalità organizzata e da ambienti della massoneria deviata, nel 1990-1991, teso a sostenere il cosiddetto progetto separatista. Piano a cui partecipa anche la camorra. In particolare, il pentito dichiara che il 28 settembre del 1991, in occasione della riunione annuale della ’Ndrangheta, che si tiene presso il santuario di Polsi (frazione di San Luca), avevano preso parte, oltre ai vari capi della ’Ndrangheta, anche alcuni rappresentanti di famiglie napoletane, esponenti mafiosi calabresi provenienti da varie parti del mondo (Canada, Australia, Francia), tale Rocco Zito, in rappresentanza di Cosa nostra americana, e un personaggio di Milano, definito come «un colletto bianco» legato alla mafia siciliana e calabrese.

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