(Nelle foto i ras di Fuorigrotta Gennaro Cesi e Francesco Iadonisi)

Le dirompenti accuse dell’ex killer Gianluca Noto contro il capozona di via Leopardi: «Mi chiese il permesso per intimidire un operatore dell’obitorio del San Paolo»

di Luigi Nicolosi

Malanapoli cambia pelle e in tempi di crisi prova a esplorare nuovi territori criminali. Succede così il capozona del “Serpentone” di Fuorigrotta decida di farsi largo niente di mano che nel mondo della sanità pubblica, il tutto sulla pelle dei malcapitati defunti. Parola del collaboratore di giustizia Gianluca Noto, che in uno degli interrogatori ai quali è stato recentemente sottoposto ha puntato il dito contro il ras di via Leopardi, Gennaro Cesi, ex uomo del clan Iadonisi: «Aveva intenzione di chiedere il pagamento di 100-200 euro a morto. Per questo motivo voleva compiere un’intimidazione ai danni di un operatore in servizio nella sala mortuaria dell’ospedale San Paolo».

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Quello di Gennaro Cesi è ormai da qualche tempo uno dei volti più noti della flegrea. Da alcuni anni detenuto, è stato a lungo ritenuto da investigatori e inquirenti come uno dei principali trafficanti di droga del quartiere Fuorigrotta ed è stato anche imputato per un grave fatto di sangue. Cesi, pur mantenendo sempre una sorta egemonia nella zona via Leopardi, precisamente al “Serpentone”, ha però sempre fatto parte del più strutturato gruppo Iadonisi del rione Lauro, dal quale avrebbe però preso le distanze – come spiegato dal pentito Gennaro Carra – dopo essere entrato in rotta di collisione con il figlio del boss Francesco. Stando però a quanto riferito adesso dall’ex killer del clan D’Ausilio di Bagnoli, Cesi aveva in mente anche un altro progetto espansionistico.

Sul punto, Gianluca Noto ha fornito un’ampia ricostruzione nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 26 aprile del 2018: «A comandare a Fuorigrotta – ha messo a verbale – sono Cosimo Iadonisi (figlio di Francesco, ndr) e Genni Cesi. Dividono al 50 per cento gli introiti derivanti da droga, parcheggi ed estorsioni. Ho incontrato Iadonisi in un appartamento al piano di sotto rispetto a casa sua nel rione Lauro. Con Fuorigrotta c’erano rapporti di buon vicinato, io rappresentavo il clan D’Ausilio per le zone di Bagnoli, Cavalleggeri d’Aosta, Agnano e Coroglio». Ricostruito il contesto criminale, il collaboratore di giustizia svela il progetto al quale Cesi stava lavorando.

«Gennaro Cesi mi chiese il permesso di fare un’intimidazione a Cavalleggeri d’Aosta ai danni di una persona che abitava lì e che di cognome fa Di Matteo o si chiama Matteo, il quale lavorava presso la sala mortuaria dell’ospedale San Paolo. Questo perché Cesi intendeva chiedere il pagamento 100-200 euro a morto. Ho incontrato più volte Gennaro Cesi. Posso affermare che gli introiti dei parcheggi di Fuorigrotta, ad altezza del gazebo nei pressi dello Stadio, vanno a Cosimo Iadonisi». L’ex ras conclude quindi con un ultimo passaggio sul capozona di via Leopardi: «Cesi lo conosco da quarant’anni. È di Cavalleggeri d’Aosta e in passato ha fatto parte del clan Sorprendente-Sorrentino. Uscito da carcere il 2 settembre del 2016, dopo avere subito una detenzione ininterrotta di 13 ani e 8 mesi, ho incontrato Cesi in quanto venni a sapere che stava a Fuorigrotta, anche se abitava nel rione Traiano e poteva rifornirmi di cocaina. Cosa che poi fatto più volte. Per quanto riferitomi da lui stesso, egli rifornisce quasi tutti i ragazzi spacciatori di cocaina di Fuorigrotta».

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