di Giancarlo Tommasone

Folgorato da una scarica elettrica mentre faceva la doccia. E’ così che un cittadino extracomunitario ha perso la vita alcuni mesi fa, in un «appartamento» di via Calasanzio. Uno dei tanti tuguri attrezzati ad abitazione che si estendono tra la Duchesca e la Maddalena. Sono rioni in cui si registra la presenza massiccia di cingalesi e di persone provenienti dal Bangladesh. Trovano un posto in cui stare per un centinaio di euro al mese, ma non sanno che gli impianti elettrici installati in quelle case, la maggior parte delle volte, sono ricavati da allacci abusivi.
E allora la sicurezza diventa meno di un optional, si continua a vivere tra cavi scoperti e il pericolo costante di morire fulminati. Non badano certo a cose del genere gli operai chiamati dalla «Camorra Immobiliare» a convertire bassi fatiscenti, box e angusti locali fronte strada in qualcosa che somigli minimamente a una abitazione. Una tazza, un tubo dell’acqua sospeso a mo’ di doccia e un rudimentale lavandino installati in spazi senza finestre fanno da servizi essenziali per gli inquilini. Nessun contratto di affitto tra le parti, naturalmente, men che meno quello stipulato con l’azienda che fornisce l’energia elettrica.
Ma viviamo nella città dove nessuno è fesso e non sono fessi nemmeno gli extracomunitari. Poi qui non si parla di furbizia, ma di necessità e di salvaguardare la pelle. E allora, dopo gli «incidenti domestici» (mortali o meno) avvenuti nei mesi scorsi, si guardano bene dal prendere in affitto un appartamento in cui l’impianto elettrico non sia a norma. Per servizi del genere, se ti rechi alla «Camorra Immobiliare», c’è un piccolo sovrapprezzo da pagare una tantum. Ma la salute è la prima cosa, e con la salute non si scherza. Almeno si spera.