Il capopiazza compra una Bmw con un pacco di cocaina

LA STORIA DELLA CAMORRA Negli anni in cui a Secondigliano e Scampia vigeva il monopolio del clan Di Lauro

Il duplice delitto Montanino-Salierno rappresenta la conferma ultima che qualcosa non va nel sistema malavitoso della periferia nord di Napoli, il segnale che lo scontro dalla provincia – Mugnano e Melito, in particolare – si è trasferito in città. Da quel giorno, 28 ottobre del 2004, le indagini di investigatori e magistratura inquirente saranno orientate a decriptare i «codici» di quella che verrà subito ribattezzata la Scissione.  Fulvio Montanino e Claudio Salierno (zio del primo, ndr), stando all’esame autoptico, vengono raggiunti rispettivamente da 9 (quello di grazia alla tempia, ndr) e 7 proiettili, esplosi da distanza maggiore di 50 centimetri, da due diversi killer, posizionati a destra e a sinistra della moto, una Honda Transalp, sulla quale transitavano i due obiettivi in sella.

Il delitto si consuma intorno alle 17, in Via Vicinale Comunale Cupa dell’Arco, vale a dire nella roccaforte del clan Di Lauro, nella stessa strada in cui risiedono all’epoca, il padrino Paolo, alias Ciruzzo ’o milionario, e la sua famiglia. E’ allora che la prima faida di Secondigliano e Scampia passerà alla fase di non ritorno. Eppure le cose non erano andate sempre così, anni prima – siamo nel 1998 – il controllo del traffico di stupefacenti era monopolizzato dai Di Lauro. C’erano altri gruppi, come i Licciardi o i Lo Russo, alleati e non inseriti tecnicamente nella organizzazione dei Di Lauro.

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Il componenti del clan di Cupa dell’Arco, sono già sotto intercettazione da tempo, e a luglio del 1998 – è riportato in una informativa di polizia giudiziaria – gli 007 dell’Antimafia captano in ambientale una conversazione ritenuta da investigatori e magistratura inquirente, assai interessante. Un dialogo che dà la cifra della disponibilità economica e del giro di sostanze stupefacenti, da parte del «sistema» dell’area nord. A parlare con un suo sodale, è il suocero di Fulvio Montanino, che discute dell’acquisto di un’auto, una Bmw serie 525.

L’intercettazione: gli do un pacco
di cocaina e mi prendo lo «squalo»

«Un mio amico c’ha lo “squalo” (si tratta della Bmw, ndr). Se voglio me lo prendo», dice al suo interlocutore. E continua: «Al compagno mio, gli do un pacco di cocaina e me lo prendo, hai capito? Quello, poi, a me, un pacco di cocaina non mi costa niente. Quello lo ha pagato (ha pagato lo “squalo”, l’auto, ndr) 105 milioni (di lire), io gli do (il pacco di cocaina) e la macchina mi costa 40 milioni». Il suocero di Montanino, qualche tempo dopo l’intercettazione, incapperà in un controllo delle forze dell’ordine. A bordo di quale auto? Una Bmw 525, che in precedenza era appartenuta a Maurizio Prestieri, una volta potente boss del Rione Monterosa, poi passato a collaborare con la giustizia.

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