mercoledì, Dicembre 8, 2021
HomeLa storia della camorraLa Bmw 525 pagata dal capopiazza con un pacco di cocaina

La Bmw 525 pagata dal capopiazza con un pacco di cocaina

LA STORIA DELLA CAMORRA Negli anni in cui a Secondigliano e Scampia vigeva il monopolio del clan Di Lauro

Il duplice delitto Montanino-Salierno rappresenta la conferma ultima che qualcosa non va nel sistema malavitoso della periferia nord di Napoli, il segnale che lo scontro dalla provincia – Mugnano e Melito, in particolare – si è trasferito in città. Da quel giorno, 28 ottobre del 2004, le indagini di investigatori e magistratura inquirente saranno orientate a decriptare i «codici» di quella che verrà subito ribattezzata la Scissione.  Fulvio Montanino e Claudio Salierno (zio del primo, ndr), stando all’esame autoptico, vengono raggiunti rispettivamente da 9 (quello di grazia alla tempia, ndr) e 7 proiettili, esplosi da distanza maggiore di 50 centimetri, da due diversi killer, posizionati a destra e a sinistra della moto, una Honda Transalp, sulla quale transitavano i due obiettivi in sella.

Il delitto si consuma intorno alle 17, in Via Vicinale Comunale Cupa dell’Arco, vale a dire nella roccaforte del clan Di Lauro, nella stessa strada in cui risiedono all’epoca, il padrino Paolo, alias Ciruzzo ’o milionario, e la sua famiglia. E’ allora che la prima faida di Secondigliano e Scampia passerà alla fase di non ritorno. Eppure le cose non erano andate sempre così, anni prima – siamo nel 1998 – il controllo del traffico di stupefacenti era monopolizzato dai Di Lauro. C’erano altri gruppi, come i Licciardi o i Lo Russo, alleati e non inseriti tecnicamente nella organizzazione dei Di Lauro.

Il componenti del clan di Cupa dell’Arco, sono già sotto intercettazione da tempo, e a luglio del 1998 – è riportato in una informativa di polizia giudiziaria – gli 007 dell’Antimafia captano in ambientale una conversazione ritenuta da investigatori e magistratura inquirente, assai interessante. Un dialogo che dà la cifra della disponibilità economica e del giro di sostanze stupefacenti, da parte del «sistema» dell’area nord. A parlare con un suo sodale, è il suocero di Fulvio Montanino, che discute dell’acquisto di un’auto, una Bmw serie 525.

L’intercettazione: gli do un pacco
di cocaina e mi prendo lo «squalo»

«Un mio amico c’ha lo “squalo” (si tratta della Bmw, ndr). Se voglio me lo prendo», dice al suo interlocutore. E continua: «Al compagno mio, gli do un pacco di cocaina e me lo prendo, hai capito? Quello, poi, a me, un pacco di cocaina non mi costa niente. Quello lo ha pagato (ha pagato lo “squalo”, l’auto, ndr) 105 milioni (di lire), io gli do (il pacco di cocaina) e la macchina mi costa 40 milioni». Il suocero di Montanino, qualche tempo dopo l’intercettazione, incapperà in un controllo delle forze dell’ordine. A bordo di quale auto? Una Bmw 525, che in precedenza era appartenuta a Maurizio Prestieri, una volta potente boss del Rione Monterosa, poi passato a collaborare con la giustizia.

Leggi anche...

- Advertisement -