di Giancarlo Tommasone

C’è anche lui tra gli attori che interpretano i baby-criminali ne «La banda», il film ispirato al romanzo «La paranza dei bambini» di Roberto Saviano. Si chiama Antonio, ha dodici anni ed è il fratello di Kekko ‘o nano.

Lo conosciamo bene Kekko, è il primo arrestato per il ferimento di Arturo.

Non sappiamo ancora come agiranno i piccoli boss di celluloide partoriti dalla fantasia dello scrittore napoletano, che firma la sceneggiatura della pellicola insieme a Maurizio Braucci. Chissà se useranno più spesso il coltello rispetto alla pistola, oppure il tirapugni. Chissà se la narrazione includerà anche i fatti di cronaca registrati a Napoli nell’ultimo periodo, uno su tutti l’accoltellamento dello studente di 17 anni.

Arturo è vivo per miracolo, fu sgozzato da un gruppetto formato da 4 balordi e lasciato sul selciato, in Via Foria, nell’indifferenza generale. Ad agire il 18 dicembre scorso una banda di mocciosi dall’efferatezza jihadista; nel manipolo, scrivevamo, anche Kekko ‘o nano, 15 anni. Antonio, il fratello del nano, ieri era in sella al suo scooter (inutile dirlo, senza casco e con le punte dei piedi che nemmeno toccavano terra); calava dai Quartieri Spagnoli per le riprese della pellicola, che vengono effettuate con il rigoroso permesso dell’Amministrazione comunale.

Era insieme a un’orda di baby camorristi, che si immagina, dovessero riprodurre una stesa.

Antonio c’entra niente nei fatti in cui è coinvolto il fratello Kekko – che è imputato nel processo per tentato omicidio insieme ad altri due minori -, però, sarebbe stato meglio, più opportuno, più rispettoso, se non avesse preso parte al film. Per farlo ha dovuto avere il permesso dei genitori.

La madre di Kekko continua a dire che suo figlio con l’aggressione di Arturo non ha nulla a che vedere, eppure consente a un’altra sua creatura di interpretare un piccolo malavitoso. Una dimensione, quella della camorra anche se trasposta sul grande schermo, da cui la famiglia del 15enne dovrebbe stare lontana anni luce.

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Kekko, il 15enne indagato per il ferimento di Arturo in Via Foria

Invece accade esattamente il contrario. Del resto, nei giorni scorsi, un altro presunto componente della gang di Via Foria, un 13enne (non imputabile perché minore di 14 anni) è stato fermato in sella a uno scooter con una pistola giocattolo, camuffata a puntino per sembrare vera.

Il fratello minore di Kekko a destra nella foto) insieme al sindaco Luigi de Magistris

E’ stato riaffidato ai genitori. Stessa cosa è avvenuta quando è emerso il suo coinvolgimento nell’aggressione ad Arturo. Secondo gli inquirenti sarebbe stato quello che ha affondato i fendenti più pericolosi, alla gola dello studente 17enne. Torniamo ad Antonio, ribadiamo la sua completa estraneità ai fatti che riguardano il fratello. Il dodicenne sul proprio profilo Facebook, tra foto innocenti che lo immortalano con il sindaco Luigi de Magistris o con i suoi eroi di Gomorra (Salvatore Esposito alias Genny Savastano o Carmine Monaco che interpreta ‘O Track), posta pure una immagine che lo ritrae insieme a un amichetto.

Il 17enne Arturo mostra le ferite al collo durante la riabilitazione

La presentazione è alquanto preoccupante: per una ragazza 100 mazzate, per un fratello 101 coltellate. La frase l’ha scritta a dieci anni. Le coltellate, come quelle – una ventina – affondate nel corpo di Arturo. Però, tutte queste cose, Roberto Saviano forse non le conosce. Gliele diciamo noi, magari provvederà, dopo essersi interfacciato con la produzione.

Il giovane Arturo coi genitori e il cardinale Sepe

Occupato ad affrontare i massimi sistemi, lontano da anni dalla realtà napoletana, non si accorge che sta partecipando ad affondare la città e le nuove generazioni dando dignità a gruppi di piccoli banditi, che si nutrono delle sue creazioni, divorano le puntate della fortunatissima serie.

E’ normale che così stando le cose Saviano dia l’impressione di lucrare sulla pelle della città, alimentando le speranze e la forza di potenziali camorristi e nel frattempo, perché no, anche il suo conto in banca.

In verità, ogni tanto Saviano a Napoli ci torna.

Ieri, ad esempio, ha fatto visita ai giovani attori del Nuovo Teatro Sanità; il progetto è guidato dal regista Mario Gelardi e da tempo trova il sostegno dello stesso autore di Gomorra. Un progetto che nonostante i proclamati sold out a destra e a manca, non sembra però, riuscire a decollare, nemmeno a Napoli.

Chissà se Saviano, visto che si trovava in città, abbia avuto la possibilità di incontrare i piccoli attori de «La banda».

Chissà, inoltre, se Saviano abbia mai contattato Arturo, per mostrargli solidarietà, incoraggiarlo, invitarlo a resistere. In questa vicenda, non poteva naturalmente mancare il sindaco de Magistris.

I rilievi della Scientifica sul luogo dell’aggressione

Il suo comportamento risulta alquanto incoerente. Da un lato è sempre più critico verso lo scrittore, arrivando addirittura a definirlo come uno che sta facendo ricchezza sulla pelle di Napoli e sulle fatiche, le sofferenze, le lotte dei napoletani. Dall’altro, però, dà il permesso, affinché proprio a Napoli si possano effettuare le riprese de «La banda».

(
ha collaborato Roberto Ruju)