Uno scorcio delle Vele di Scampia, tra i 'teatri' della prima faida (foto di repertorio)

AI TEMPI DELLA PRIMA FAIDA La minaccia di sciopero da parte degli spacciatori: se ci mette il turno di mattina non scendiamo a lavorare

E’ capitato anche questo nel corso della prima faida di Scampia e Secondigliano, quando le piazze di spaccio erano strutturate come delle vere e proprie aziende. C’era perfino il pusher con la reperibilità h24, che non trovava il tempo nemmeno di sbrigare faccende familiari, a causa del lavoro. E’ quanto emerge da una serie di intercettazioni ambientali effettuate (nella primavera del 2005) dai carabinieri.

Nella macchina di un pusher, tra i più stretti collaboratori del «responsabile del personale» del punto vendita del Terzo Mondo (Rione dei Fiori, zona sotto il controllo dei Di Lauro), è stata installata una microspia, che capta tutte le conversazioni e i movimenti dello spacciatore. Un giorno, parla con un suo «collega» e gli racconta che mentre si trovava in un centro commerciale, dalle parti di Afragola, per fare la spesa, lo aveva chiamato il capopiazza con urgenza.

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Quest’ultimo gli aveva riferito che nel rione non «vi era nessun addetto allo spaccio, e che quindi bisognava andare immediatamente a coprire, per assicurare lo smercio di sostanze stupefacenti», è riportato nell’informativa di polizia giudiziaria. Qualche giorno dopo, invece, sempre nell’auto monitorata dai carabinieri, si capta un dialogo relativo all’organizzazione di uno sciopero da attuare, se non verranno rispettate le richieste di un gruppo di spacciatori.

«Noi dobbiamo lavorare di notte perché dobbiamo vedere un poco le cose come vanno, se si va bene, se si può lavorare o non si può lavorare. Perché se ci mette i turni di mattina, io già gli ho detto: “Non scendiamo più a lavorare”. Io di mattina non voglio lavorare, perché stanno sempre le guardie, tutti i giorni. Fino a mo (ora, ndr), ho avuto 2.000 fermi (controlli operati dalle forze dell’ordine, ndr)», si lamenta il pusher.