Una mitraglietta sequestrata dalle forze dell'ordine (immagine di repertorio)

I particolari dell’inchiesta di Sant’Antimo, il racconto del collaboratore di giustizia Claudio Lamino

Nell’ambito dell’inchiesta abbattutasi su Sant’Antimo e sui presunti legami tra camorra, imprenditoria e politica, è stato coinvolto anche Filippo Ronga (considerato affiliato al clan Verde). Ronga (classe 1976) è stato raggiunto da una delle 38 misure di custodia cautelare in carcere, emesse dalla Procura presso il Tribunale di Napoli. Del 44enne parla anche il collaboratore di giustizia, Claudio Lamino (trascorsi nell’organizzazione criminale guidata per anni dal capoclan Pasquale Puca).

«Prima di affiliarsi al clan Verde – fa mettere a verbale Lamino – Filippo Ronga (alias poppò) faceva il rapinatore ed era vicino al clan Ranucci per legami familiari, in quanto nipote di Geremia Ranucci, la madre ne era la sorella». Il collaboratore di giustizia racconta pure che Ronga «prima di uscire dal carcere stava in cella con Pasquale Puca, parlo del periodo immediatamente precedente a quando Puca fu poi ristretto al regime di 41 bis. Quando Ronga uscì dal carcere, mi portò i saluti di Pasquale Puca, riferendo che quest’ultimo gli aveva detto che io ero un suo carissimo amico», dichiara ancora, Lamino.

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Che aggiunge: «Dopo quella visita, Ronga venne a casa mia per un regalo… doveva fare la comunione al figlio e io gli diedi mille euro. Poi tornò in un’altra occasione chiedendomi di cambiargli un assegno, ma io rifiutai dicendogli che non avevo soldi». Il pentito parla anche di presunte attività illecite, che avrebbe effettuato Ronga: «So che ha fatto delle estorsioni a due miei amici che hanno una fabbrica che produce liquori in provincia di Caserta. In un paio di occasioni hanno pagato una tangente estorsiva a Filippo Ronga, che si recava personalmente a ritirarla».

Le minacce col mitra agli operai:
andatevene a casa, non si lavora più

Addirittura, sarebbe capitato che davanti all’opposizione delle vittime, Ronga avrebbe «impugnato un mitra,  e chiuse la fabbrica, imponendo agli operai di smettere di lavorare e andare via, per come raccontatomi dal mio amico», afferma Lamino, nel corso dell’interrogatorio del sei ottobre 2017.