Il boss Walter Mallo
Il boss Walter Mallo

Le intercettazioni del raid che il gruppo del boss Mallo prova a portare a termine contro un affiliato al clan Lo Russo

Il gruppo guidato dal giovane boss del Rione Don Guanella, Walter Mallo è stato impegnato per un lungo periodo, in uno scontro armato con il clan Lo Russo, per il controllo del territorio e delle attività illecite (gestione delle piazze di spaccio) nell’area nord. Mallo e i suoi avevano deciso di uccidere un affiliato dei capitoni di Miano, tale Giacomino. Le fasi dell’operazione vengono «intercettate» dalle forze dell’ordine, che monitorano la vettura a bordo della quale Mallo e due sodali, si stanno muovendo per portare a compimento l’agguato. Il contenuto delle intercettazioni finisce poi in una informativa dei carabinieri di stanza al Vomero.

Lo scontro armato
con il clan Lo Russo di Miano

Dai dialoghi, sottolineano i militari dell’Arma, «si comprende come Mallo e i suoi due sodali, si mettano alla ricerca di Giacomo M., cercandolo presso i suoi domicili, a loro noti, al fine di eliminarlo. In quel delicato momento, Walter Mallo e i suoi uomini dovevano dare un segnale di forza uccidendo un componente del clan avversario». Il 30 marzo del 2016 – è riportato nell’informativa – il gruppo di Mallo, «è a bordo della Ford Fiesta ‘ambientalizzata’ (monitorata grazie a una microspia) e giunge all’interno del Lotto G di Via Antonio Labriola  (a Scampia)».

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Il retroscena / Il boss rischia di morire
per mangiare un cornetto al cioccolato

I tre arrivano all’altezza dell’isolato 7 e «si comprende che stanno cercando qualcuno; si spingono fin sotto il palazzo ipotizzando in un primo momento che il soggetto possa essere rincasato mediante un motociclo». «Non è che si è ritirato con il trecento (la cilindrata della moto, ndr) questo cornutone?», dice Mallo. Dopo un breve sopralluogo a piedi, però, il gruppo desiste e non trovando l’obiettivo, torna a bordo dell’autovettura e si allontana dal Lotto G. Circa un’ora più tardi, i tre (siamo intorno alle 2.30), sempre a bordo della Ford Fiesta si mettono nuovamente alla ricerca di Giacomino, e «giungono in Via Nuova Toscanella, sperando di individuare l’abitazione giusta in cui dimora l’uomo da colpire. Per la localizzare l’appartamento, cercano di scorgere un motociclo che sanno essere di proprietà di Giacomino (“Dove sta il trecento non ti puoi sbagliare”) e che secondo loro, è parcheggiato proprio all’ingresso dell’abitazione».

Il raid subìto / «Se riuscivo ad anticiparli,
li azzeccavo tutti quanti a terra col fucile»

Mallo – ricostruiscono i carabinieri – conosce «quell’abitazione ed esorta uno dei suoi, ad andare; questi però invita gli altri due a seguirlo: “Andiamoci tutti quanti”. E li informa che sarà lui a bloccare Giacomino: “Walter, io lo incastro, che lo dobbiamo bloccare”. I tre ipotizzano che l’obiettivo potrebbe trovarsi altrove, probabilmente in una casa in Via Mugnano a Marianella». Ma qui, Mallo – emerge sempre dalle intercettazioni – non crede sia sicuro, per il gruppo, portare a termine un agguato.

«Sì, non hai capito, se veniamo qua e vediamo solo lui, vuol dire che sta solo lui, invece se andiamo a Marianella, dobbiamo passare davanti a trecento case, è diversa la situazione. Se vogliamo andare, andiamo un attimo», dice Mallo. I tre, quindi, dopo aver discusso in merito ai rischi dell’agguato, «decidono di scendere dall’autovettura e muoversi a piedi per non rischiare: “E sì, qua, qua… mettiamo la macchina qua, lasciamo le chiavi in faccia (nel contatto), salite e scendiamo, è meglio qua che non ci facciamo bloccare”».

Ma alla fine, non riuscendo a individuare l’abitazione di Giacomino (quella in Via Nuova Toscanella), e per la difficoltà nel raggiungere l’altro domicilio a Marianella (che, tra l’altro, si trova nel territorio del clan rivale), i tre desistono dal loro intento e così l’affiliato ai Lo Russo riesce a salvarsi.