Il boss Rosario Giugliano detto 'o minorenne, immortalato dalle telecamere installare nella sala colloqui del carcere

L’informativa redatta sul tentato omicidio di cui è accusato il boss di Poggiomarino, Rosario Giugliano detto ‘o minorenne

Ci sono le intercettazioni e la testimonianza della vittima a rendere il quadro accusatorio assai critico a carico del boss di Poggiomarino, Rosario Giugliano, 60enne meglio conosciuto con l’alias di ’o minorenne, e di Nicola Francese. Il raid è quello portato a termine contro Carmine Amoruso (resterà ferito al braccio), il 13 aprile scorso, nei pressi della sua abitazione a San Marzano sul Sarno (provincia di Salerno). Il giorno dell’agguato, alle 13.38, viene intercettata una conversazione (che gli inquirenti ritengono altamente probante) all’interno della mansarda in cui si appoggia Giugliano, a Pagani.

E’ insieme a Francese e a un altro soggetto, un tale non meglio identificato Lello. I tre parlano di un kit di parrucche, e di tutto l’occorrente per fissarle in testa. E’ l’espediente che utilizzeranno Giugliano e Francesce – sostiene l’accusa – per non essere riconosciuti né da eventuali testimoni, né nel caso vengano ripresi da telecamere, mentre commettono l’azione delittuosa (durante la quale saranno esplosi 14 proiettili da due diverse armi).

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«Dentro una macchina – afferma Giugliano –, chi ti deve vedere (riconoscere, ndr), con il cappello e i capelli lunghi; le dobbiamo sistemare un po’ (le parrucche, ndr), io vedo lo scotch a che serve». «Per incollare, questo è proprio un parrucchino», gli fa eco Francese. «E’ l’itero kit, c’è pure la lacca», dice ancora Giugliano. Che continua, quasi spazientito: «Oggi vediamo se va così (se si riesce a colpire l’obiettivo, ndr). Perché ormai non se ne può più, a questo lo dobbiamo prendere. Nicola, mettiti un paio di guanti».

Le intercettazioni:
«Ci sono rimasto
male perché nella pistola
c’erano pochi proiettili»

Il fatto che la coppia di sicari indossasse delle parrucche durante l’agguato, è confermato anche dalla vittima. «Tale dato – è riportato nel decreto di fermo a carico di Giugliano e Francese – appare di straordinaria importanza probatoria dal momento che Carmine Amoruso, escusso in ospedale, riferiva di non essere in grado di riconoscere gli autori dell’attentato ed aggiungeva a tal proposito che uno dei due, quello più grosso alto 180 centimetri circa, indossava un cappellino dal quale fuoriuscivano capelli biondi a caschetto, così vistosi quasi da non sembrare veri, ipotizzando che fosse proprio una parrucca».

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