Il marito ruba al clan, lei è costretta a vendersi perfino il televisore

La circostanza emerge dalle intercettazioni del boss, che parla del picciotto infedele scappato con la cassa del clan

E’ uno dei tabù, che non bisogna «sfatare» se si tiene alla pelle. La prima regola è: non rubare dalla cassa del clan. Nel 99% dei casi la sentenza è inappellabile, è una sentenza di morte. A Mario I., affiliato al sistema di Fuorigrotta, va bene, ha salva la vita, ma solo perché è il fratello del braccio destro del boss Mario Cerrone (ex super-narcos poi passato a collaborare con la giustizia). E poi perché gli confiscano tutto, per rientrare dell’ammanco subìto: la casa, gli orologi di valore, e perfino la gestione di un cantante neomelodico.

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Mario, quello che ha preso circa 800mila euro dal «fondo comune», prosciugandolo, l’hanno inguaiato la passione per le donne – dalle indagini emerge che sarebbe stato impegnato in tre relazioni sentimentali contemporaneamente, oltre a quella con la moglie – ma soprattutto il gioco d’azzardo. Le scommesse sportive la sua rovina, tra l’altro risulta avere delle quote anche in un circolo ricreativo – in cui si effettuavano le puntate – che si trova nell’area occidentale di Napoli. Intercettato mentre è in auto e parla con un tale Gennaro (soggetto non meglio identificato), il boss Mario Cerrone discute dell’affiliato che è scappato con la cassa del clan. «Hai capito, Gennaro? Quello si è preso tutto, una volta 190, un’altra 150mila euro…  tutto quanto si è preso, hai capito?», racconta il capoclan. Secondo quanto emerge dalla conversazione in oggetto, l’affiliato «infedele» è definito uno «consumato» dal gioco d’azzardo, e dalla febbre (altissima) per le commesse sportive, con puntate che spesso vanno dai 5mila ai 20mila euro su una singola partita, su un singolo risultato da azzeccare. Peccato per l’affiliato ladro, che è stato assai sfortunato nel gioco.  Del resto, secondo il vecchio adagio, era fortunato in amore, di relazioni sentimentali, ne intratteneva ben quattro.

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