Il caso del cantante neomelodico con la 'passione' per le auto da estorcere (foto di repertorio, fonte Facebook)

La circostanza descritta dal collaboratore di giustizia Carlo Lo Russo, ex vertice del clan di Miano

Nel corso delle numerose deposizioni rese davanti ai pm, l’ex boss dei capitoni di Miano, Carlo Lo Russo (detto Carlucciello), parla anche di un affiliato, Gennaro R., meglio noto nell’ambiente camorristico come Gennaro ’a Cannola. Secondo quanto fa mettere a verbale Lo Russo, in due distinti interrogatori (2 agosto e 23 settembre del 2016), Gennaro era un elemento molto vicino ai vertici dell’organizzazione.

Carlucciello parla di armi che erano state nella sua disponibilità e afferma: «Una di queste pistole, sicuramente, deve essere la calibro 45 che io avevo dato a Luigi circa un mese prima, raccomandandomi di uccidere, con quella pistola, Pierino (Esposito). Si tratta di una pistola che avevo avuto in regalo da un ragazzo che “praticava” Gennaro a’ Cannola, mio affiliato. Questo ragazzo di cui non conosco il nome, e che forse saprei riconoscere, rubava e frequentava spesso Gennaro. Anzi, preciso che è stato proprio quest’ultimo a darmi questa pistola dicendomi che era un regalo di questo ragazzo. Sempre Gennaro mi ha dato anche un’altra pistola,una calibro 38 che è stata utilizzata per un altro omicidio».

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Relativamente all’impiego dell’affiliato, Lo Russo racconta pure di quando lo mandò a dirimere una controversia scoppiata tra le famiglie Abbinante e Notturno (i cui capi storici erano stati i protagonisti della prima faida di Scampia, quella contro il clan Di Lauro). «Ho utilizzato Gennaro ’a cannola anche per intercedere a favore dei parenti di Arcangelo Abbinante che erano stati cacciati da Raffaele Notturno, dalla piazza detta 33 nella 167. Gennaro andò a nome mio a parlare con tali Vincenzo ed Elia di cui non so i cognomi, nella zona fra Melito e Mugnano. Riuscì a risolvere la situazione».

A parlare di Gennaro ’a cannola, nel corso dell’interrogatorio del 24 luglio 2017, è anche il pentito Antonio De Simini. «Stava con noi (col clan Lo Russo) – afferma De Simini –, non ha mai fatto la droga, si occupava del gioco d’azzardo tramite Salvatore Lo Russo, poi è stato accanto a Tonino Lo Russo e gestiva i cantanti». Il collaboratore di giustizia si riferisce ai cantanti neomelodici, con alcuni dei quali, emerge da inchieste della magistratura sul clan Lo Russo, la cosca di Miano, avrebbe avuto, negli anni, stretti rapporti.

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