Agenti di polizia e militari della Finanza hanno portato a termine l'operazione anticlan a Melito (foto di repertorio)

LE PRESUNTE INFILTRAZIONI AL COMUNE DI MELITO La circostanza emerge dall’inchiesta anticamorra che ha portato a 31 arresti

Il collaboratore di giustizia «Paolo Caiazza ha anche riferito di rapporti tra il clan ed esponenti della politica locale, affermando di aver partecipato personalmente ad incontri». E’ quanto emerge dall’inchiesta sul clan Amato-Pagano a Melito; le indagini partite circa dieci anni fa, sono scaturite nel maxiblitz che all’alba di ieri, ha portato ad eseguire 31 misure di custodia cautelare (22 in carcere, 9 ai domiciliari). Gli indagati sono in totale 44, accusati a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti; tutti reati aggravati dal metodo mafioso.

Nell’ordinanza a firma del gip Saverio Vertuccio, è riportato anche un episodio relativo a presunte intimidazioni effettuate dal clan nei confronti di consiglieri di maggioranza, nel corso dell’Amministrazione guidata dal sindaco Venanzio Carpentieri, e tese a far cadere il governo locale. Va premesso che si tratta di una ricostruzione dell’accusa, perché indagato di quel reato, oltre a Paolo Caiazza (per il quale si procede separatamente), c’è anche Antonio Amente, il primo cittadino di Melito, deceduto a causa del Covid, il 23 novembre del 2020, e che non può più difendersi in merito ai fatti contestati.

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Stando, dunque, a quanto ricostruisce la Procura, tra il settembre del 2012 e il febbraio del 2013, il clan Amato-Pagano, attraverso violenza e minacce, «consistite in ripetuti agguati portati a termine da soggetti con volto coperto, nei confronti dell’allora vicesindaco Gino Gabbano, dei consiglieri di maggioranza Giovanni Barretta, Antonio Boggia e Carmine Ciro Marano, impediva a questi ultimi di esercitare un loro diritto politico, ovvero li costringeva ad esercitarlo in maniera difforme dalla loro volontà».

In particolare, argomentano gli inquirenti, il clan, attraverso la fase esecutiva affidata a Paolo Caiazza, avrebbe indotto alle dimissioni dalle rispettive cariche, Gabbano, Barretta e Boggia (che lasciavano gli incarichi il 4 gennaio del 2013). E avrebbe portato il consigliere di maggioranza, Roberto Guarino, a sfiduciare il sindaco Carpentieri (il 4 febbraio del 2013). Circostanza quest’ultima che mise la parola fine sulla prima Amministrazione della fascia tricolore di centrosinistra.

E’ bene ribadire che relativamente alla vicenda trattata, quanto riportato nell’ordinanza scaturisce da ricostruzioni del pubblico ministero, e si tratta di uno scenario investigativo che dovrà poi essere valutato nel corso di un eventuale dibattimento. Va pure rilevato che un collaboratore di giustizia parla in maniera approfondita anche di Amente, ma essendo quest’ultimo scomparso, e non potendo più controbattere alle contestazioni, abbiamo deciso di non riportare le dichiarazioni del pentito su di lui.

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