(Nelle foto la vittima Salvatore Milano e Pasquale Angellotti)

Fari puntati sul recente avvicinamento della vittima al ras “Linuccio ’o cecato” e sulle gelosie che la mossa avrebbe innescato nel quartiere

di Luigi Nicolosi

A pochissime ore dal brutale omicidio di Salvatore Milano le indagini sul caso sembrano aver già imboccato una direzione ben precisa. Il 60enne pluripregiudicato, volto storico del clan Lo Russo, potrebbe aver pagato con la vita il suo recentissimo avvicinamento al ras Pasquale Angellotti, altro uomo di punta dei “Capitoni”, e il loro tentativo di rimettere in piedi la cosca di Miano. Un’alzata di testa che avrebbe innescato parecchi malumori nel quartiere della periferia nord di Napoli.

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Certo, è bene ribadirlo, al momento si tratta soltanto di un’ipotesi ma allo stato attuale è quella più accreditata. Le indagini sull’agguato sono state affidate ai carabinieri della compagnia Stella, i quali già da qualche tempo stavano monitorando i movimenti di “Totore ’o Milan” e proprio nell’ambito di questi accertamenti è saltata fuori la ritrovata frequentazione con “Linuccio ’o cecato”. Gli investigatori dell’Arma stanno dunque cercando di capire se i due pregiudicati si siano resi protagonisti di un tentativo di riportare in auge il loro vecchio clan di appartenenza, i Lo Russo, decimato negli ultimi anni da retate e pentimenti eccellenti. Una mossa che potrebbe aver causato più di quale fibrillazione nella zona: i sospetti, sul punto, si stanno focalizzando soprattutto sugli acerrimi rivali del gruppo Balzano; meno, invece, sui Cifrone, che di fatto sono da sempre ritenuti una diretta emanazione dei “Capitoni” e che quindi più difficilmente avrebbero motivo di entrare in contrasto con i vecchi padrini. 

Gli investigatori non escludono comunque che Salvatore Milano sia stato assassinato nell’ambito di un pregresso conto in sospeso. Il 60enne nel settembre scorso era infatti già stato vittima di un agguato, in località Giugliano, ma in quel caso era riuscito a cavarsela senza gravi conseguenze. I killer potrebbero quindi aver deciso di chiudere la partita alla prima occasione buona. L’azione di fuoco, come emerso dai primi accertamenti balistici, è stata del resto implacabile. Milano è stato infatti centrato da due soli colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata: uno l’ha colpito al petto, l’altro alla testa. Segno che i sicari hanno sparato con un unico obiettivo: ucciderlo senza lasciargli alcuna possibilità di scampo.

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