Una panoramica di Marina del Cassano

La seconda puntata dell’inchiesta sulla concessione del tratto di costa di Marina del Cassano: malgrado le inadempienze contrattuali e i pagamenti in ritardo, l’Amministrazione decise di continuare con l’affidamento

Riprendiamo il racconto dalla puntata precedente. Ci siamo fermati nel momento in cui l’Amministrazione comunale di Sant’Agnello decide, a seguito di ripetute violazioni da parte della società Masck srl, affidataria dal tratto di costa di Marina del Cassano, di rescindere il contratto di concessione. Siamo a luglio 2019, e sono già passati tre dei quattro anni previsti dalla concessione (2017-2020).

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Di fronte alla prospettiva di veder chiuso il rapporto, il giorno 8 luglio 2019, c’è scritto negli atti della Casa comunale, la Masck chiede una «proroga per l’apertura estiva dello stabilimento balneare, motivando il mancato avvio dei servizi con l’esigenza di realizzare rilevanti lavori di ristrutturazione». Per dimostrare la sua buona volontà, «con appositi bonifici versati in data 11 luglio 2019 e 12 luglio 2019», la società provvede «a versare il saldo del canone per l’anno 2018 con contestuale regolarizzazione dei versamenti ai fini Iva per gli anni 2017 e 2018».

L’Amministrazione comunale, a questo punto, ha davanti a sé varie opzioni per evitare perdite alle proprie casse e per tutelare i cittadini di Sant’Agnello ma, come già accaduto, decide di non decidere.

Il sindaco di Sant’Agnello, Piergiorgio Sagristani

Potrebbe incassare i soldi e mettere di nuovo a gara lo spazio perché ormai consapevole delle difficoltà della società, ma non lo fa. Potrebbe allora attivare un più severo controllo sulle attività e sugli obblighi dell’affidataria per garantire ai cittadini di Sant’Agnello (ricordate sempre che stiamo parlando di una spiaggia pubblica comunale, realizzata con fondi europei, per servizi turistici di pubblica utilità) finalmente una estate serena, ma non opta nemmeno per questa strada.

Le penalità mai applicate al gestore dal Comune

Un piccolo inciso. Dagli atti che abbiamo visionato, non c’è tratta delle penalità che, per contratto, il Comune di Sant’Agnello avrebbe potuto comminare all’affidatario inadempiente. È tutto disciplinato dall’articolo 23 del contratto (pagina 22) che recita: «L’omissione, anche parziale, del servizio comporta l’applicazione di una penalità per ogni omissione anche parziale contestata. La contestazione all’affidatario di almeno tre omissioni scritte nel corso dello svolgimento del rapporto contrattuale consente al Comune di dichiarare risolto il contratto stesso. L’espletamento del servizio secondo modalità non regolari e soddisfacenti comporta l’applicazione di una penalità per ogni irregolarità anche parziale contestata. La contestazione di irregolarità per almeno tre mesi nello stesso anno solare consente al Comune di dichiarare risolto il contratto stesso».

E per essere più precisi, si legge ancora: «L’affidatario, inoltre, è soggetto all’applicazione di penalità qualora nell’esecuzione del servizio si verificassero inadempienze determinate dall’inosservanza degli obblighi assunti nei precedenti articoli».

Le penalità potranno variare, «a seconda della gravità dell’inadempienza, da un minimo di 50 a un massimo di 250 euro giornaliere per ogni giorno in cui si è verificata l’inadempienza (omissione e/o irregolarità anche parziale)».

Se sono state applicate, è strano che non se ne faccia cenno in determine e delibere di giunta.

Indietro tutta: resta il contratto con la Masck srl

Allora, che cosa succede? Il responsabile della VI unità operativa del Comune, l’ing. Antonio Provvisiero, decide di continuare con la Masck. E di revocare il «provvedimento di risoluzione contrattuale all’esclusivo fine della salvaguardia dell’interesse pubblico». Di fatto, fa marcia indietro. Offre un’altra occasione al concessionario inadempiente.

E per farlo, come decide di giustificarsi l’Amministrazione comunale?

Leggiamo dai documenti ufficiali dell’Ente guidato da Piergiorgio Sagristani.

«1. Il litorale, sia per il tratto afferente allo stabilimento balneare che per quello adibito a spiaggia libera, versava in condizione di totale abbandono, come testimoniato anche dalle segnalazioni della competente capitaneria di porto.

2. Risolto il contratto in essere, si sarebbe dovuto procedere a nuova gara, i cui tempi tecnici – almeno tre mesi – sarebbero risultati oggettivamente incompatibili con le esigenze di immediata fruibilità balneare del litorale (i fatti risalgono infatti all’inizio del mese di luglio) e, inoltre, il termine di operatività di tutte le concessioni demaniali, normativamente fissato al 31 dicembre 2020, avrebbe reso oggettivamente difficoltoso reperire un’impresa disponibile ad accollarsi rilevanti oneri di investimento per una gestione fruibile per la sola estate 2020.

3. le condizioni di inagibilità del litorale e l’indisponibilità immediata di un diverso gestore avrebbero quindi costretto il Comune a disporre la totale chiusura dello stabilimento balneare e della spiaggia libera per l’intera stagione 2019, in assenza, peraltro, di sufficienti garanzie per l’anno 2020, con danni evidenti e rilevanti sia per la collettività locale di Sant’Agnello che per l’immagine turistica del nostro Comune».

La difesa dell’Amministrazione non convince

Ci sarebbe però da obiettare a questa ricostruzione punto per punto.

1. Se è vero che «il litorale, sia per il tratto afferente allo stabilimento balneare che per quello adibito a spiaggia libera, versava in condizione di totale abbandono, come testimoniato anche dalle segnalazioni della competente capitaneria di porto», per quale motivo l’Amministrazione comunale del sindaco Piergiorgio Sagristani non è mai intervenuta per imporre all’affidatario l’obbligo di pulizia e la sistemazione dei luoghi? Tanto più in presenza di «segnalazioni della competente capitaneria di porto». Per di più, la pulizia e la manutenzione della spiaggia libera facevano parte dell’offerta tecnica proposta in sede di gara. Ed erano a carico dell’affidatario.

2. È vero fino a un certo punto che, risolvendo il contratto, come scrive l’ing. Provvisiero, «si sarebbe dovuto procedere a nuova gara, i cui tempi tecnici – almeno tre mesi – sarebbero risultati oggettivamente incompatibili con le esigenze di immediata fruibilità balneare del litorale»; ma le difficoltà del gestore dello stabilimento si sono manifestate non certo all’improvviso ma andavano avanti da almeno un anno (ricordate che nel 2018, quindi al secondo anno di concessione, c’erano stati ritardi nei pagamenti e difficoltà nell’avvio dell’attività che addirittura avevano portato alla minaccia di rescissione del contratto?). La gara poteva essere bandita un anno prima, nel 2018 cioè, e a quel punto ci sarebbe stato tutto il tempo necessario per predisporre un avvicendamento nella gestione dello stabilimento.
3. Quanto alla «indisponibilità immediata di un diverso gestore» che avrebbe «costretto il Comune a disporre la totale chiusura dello stabilimento balneare e della spiaggia libera per l’intera stagione 2019», come fa il Comune di Sant’Agnello a dare per scontata la «indisponibilità immediata di un diverso gestore» senza aver bandito la gara e senza aver sondato il mercato? Lo immagina, lo sospetta, ma non ha alcuna prova che la gara sarebbe andata deserta (peraltro, è chiaro che la nuova evidenza pubblica avrebbe potuto avere vincoli meno rigidi e dei costi più contenuti, rispetto a quella originaria, proprio perché mancava un anno alla scadenza della concessione).

È una supposizione dell’Ente, e sulla base di questa, si decide di far proseguire il contratto a un affidatario che dimostra palesi difficoltà nell’espletamento del servizio (che, ricordiamo, viene offerto a prezzi sensibilmente superiori a quelli garantiti nell’offerta tecnica come scritto in un nostro precedente articolo).

L’Ente fa marcia indietro (nonostante i debiti)

Il Comune, quindi, concede questa proroga e si rimangia quel che aveva minacciato, non migliorando comunque «l’immagine turistica» della località, come pure si era affrettato, con premura, a segnalare l’ing. Provvisiero visto che tutt’oggi lo scenario che si presenta a chi passeggia per la zona di Marina del Cassano è affatto encomiabile.

Il contratto resta in essere ma i problemi sono tutt’altro che risolti. Infatti, sempre negli atti ufficiali dell’Ente municipale c’è scritto che «permane […] tuttora nei confronti di questo Comune, la situazione debitoria della società affidataria che ancora non ha provveduto a versare il canone 2019 per 93.243 euro, Iva inclusa». Per il quale, il Comune ha chiesto e ottenuto addirittura un decreto ingiuntivo dal Tribunale di Torre Annunziata.

Insomma, non se ne esce. Il gestore arranca, paga i canoni a singhiozzo, e applica tariffe più alte di quelle promesse. E il Comune, che non ha monitorato l’evoluzione e la gestione dell’accordo tra le parti, come dimostra il fatto che le aree sono abbandonate e in stato di degrado, preferisce ancora soprassedere pur avendo tutti i poteri e le facoltà di invertire la rotta. Perché il Comune di Sant’Agnello è così arrendevole sulla questione del Katarì?

La storia, però, prosegue. Con un altro colpo di scena.

2.continua

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