Marina del Cassano

Prima puntata dell’inchiesta sulla concessione del tratto di costa di Marina del Cassano da parte della «dormiente» Amministrazione comunale di Sant’Agnello

Dopo il nostro articolo sulle tariffe dello stabilimento balneare Katarì, che si trova al confine tra Piano di Sorrento e Sant’Agnello, abbiamo ricevuto numerose segnalazioni che ci hanno portato ad approfondire, documenti alla mano, la questione della concessione alla società Masck srl da parte dell’Amministrazione comunale guidata da Piergiorgio Sagristani. Imbattendoci in alcune singolarità che meriterebbero verifiche puntuali e approfondite, sempre se esistesse una opposizione seria – e non manovrata – con a cuore il bene pubblico, nella ridente cittadina della Costiera. Ma così pare che non è.

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Il pagamento della concessione

Il primo aspetto con cui inaugureremo questa campagna giornalistica è quello relativo al pagamento della concessione per il litorale di Marina del Cassano dove sorge, appunto, il Katarì. A pagina 9 del contratto – articolo 7 – tra la società Masck e l’Amministrazione, contratto repertato col numero 2134 del Comune di Sant’Agnello, c’è scritto: «Per la gestione del servizio […] l’affidatario corrisponderà al Comune l’importo di 305.718 euro oltre Iva per l’intera durata del rapporto contrattuale (4 anni, dal 2017 al 2020, ndr); tale importo sarà suddiviso in 4 quote annuali anticipate pari ad euro 76.429 euro ciascuna oltre Iva, da versare anticipatamente entro il 30 giugno di ogni anno. La quota relativa all’anno 2017 […] sarà versata entro e non oltre il 30° giorno successivo alla sottoscrizione del presente atto, pena la risoluzione immediata dello stesso per inadempimento». Tenete ben presente questo passaggio.

Si legge ancora nel contratto: «[…] Nel caso in cui, per cause di forza maggiore o calamità naturali, si debba procedere alla sospensione dell’efficacia della concessione, sarà applicata una riduzione del canone complessivo in misura proporzionale al numero di giorni di riduzione dell’operatività rispetto al periodo previsto». Anche su questo, avremo modo di ritornare.

A pagina 12 – articolo 9 – il Comune ribadisce poi un concetto molto importante: «All’affidatario (la società Masck, ndr) spetteranno i proventi derivanti dal piano tariffario presentato in sede di gara e contenuto nell’offerta tecnica allegata al presente contratto. Il suddetto corrispettivo è comprensivo di tutti gli oneri a carico dell’affidatario per l’esecuzione, a perfetta regola d’arte, del servizio dato in appalto e si intende, pertanto, remunerativo per tutte le prestazioni previste».

Gli obblighi della società Masck srl

Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la contrattualistica pubblica leggerebbe gli articoli 7 e 9 del contratto di concessione, per come sono stati scritti, come una forma sacrosanta di garanzia dell’Amministrazione comunale nei confronti dell’imprenditore affidatario al quale è, legittimamente, riconosciuta una forma di un guadagno, assicurato dai «proventi derivanti dal piano tariffario presentato in sede di gara e contenuto nell’offerta tecnica allegata al presente contratto», ma al quale è imposto un determinato comportamento.

Sappiamo, però, dal nostro precedente articolo, che il Comune di Sant’Agnello non è mai intervenuto sulle tariffe al pubblico del Katarì, lasciando colpevolmente che i prezzi lievitassero e impedissero a tante famiglie di poter godere di un bagno al mare. E questo sarebbe già stato un motivo per l’Amministrazione comunale di verificare il comportamento della società affidataria e di prendere eventuali provvedimenti. Ma così non è stato.

Perché il sempre solerte sindaco Sagristani o l’assessore competente o ancora il dirigente al ramo oppure il responsabile unico del procedimento o il funzionario delegato non hanno verificato la corrispondenza tra quanto promesso dalla società Masck, in sede di offerta, e quanto poi effettivamente praticato? E se l’hanno fatto, quali risultati hanno ottenuto? Nessuno, a quanto pare.

Ma non è tutto. Sempre dai documenti ufficiali, facilmente reperibili per chi vuole leggere e informarsi, sappiamo che la concessionaria del tratto di costa di Marina del Cassano ha pagato regolarmente per l’anno 2017 e ha versato un acconto per l’anno 2018. Solo che poi non ha corrisposto il saldo finale. Una situazione che l’ha portata in condizione di difetto nei confronti dell’Amministrazione comunale tant’è che il 19 febbraio 2019, dagli uffici dell’Ente viene dato incarico all’avvocato Rosa Persico di porre «in essere tutte le azioni idonee al recupero delle somme dovute dalla società Masck».

Il ritardo degli uffici municipali

Passano altri 4 mesi e gli uffici comunali si accorgono che, alla data del 30 giugno 2019, c’è scritto sempre negli atti ufficiali del Comune, «la società affidataria risultava omissiva anche con riferimento ai principali obblighi contrattuali afferenti all’avvio dei servizi e all’apertura dello stabilimento balneare». Ragion per cui, «[…] veniva disposta la revoca dell’affidamento e la risoluzione del contratto stipulato in data 4 maggio 2018».

D’altronde, lo stabilimento balneare di Marina del Cassano, con annessa spiaggia libera, è stato realizzato con fondi europei ed è una struttura per servizi turistici di pubblica utilità, dunque pensati per le famiglie e per le fasce di reddito meno fortunate. In quest’ottica, il Comune di Sant’Agnello avrebbe dovuto avere un solo imperativo: tutelare i residenti e impedire situazioni potenzialmente dannose per le proprie casse.

A questo punto, fermiamoci con la ricostruzione al momento in cui l’Ente decide di cancellare l’accordo con la società Masck che, a un anno dalla firma del contratto, non solo non ha pagato i canoni ma addirittura ha violato alcuni punti fondamentali del contratto stesso.

Tre domande all’Amministrazione comunale

Alcune domande sono d’obbligo.

Perché nessun amministratore comunale – a cominciare dal sindaco Piergiorgio Sagristani – non ha dato ordine agli uffici competenti di attivare un monitoraggio sulle attività della società Masck per intervenire tempestivamente di fronte a quelle che lo stesso Comune di Sant’Agnello, con clamoroso ritardo, solo nel 2019, definisce omissioni in «riferimento ai principali obblighi contrattuali afferenti all’avvio dei servizi e all’apertura dello stabilimento balneare»?

D’altronde, l’Amministrazione comunale – in qualità di stazione appaltante – avrebbe potuto avvalersi della facoltà, prevista nel contratto, di «procedere in qualunque momento a verifiche dello stato di conservazione e funzionalità dello stabilimento balneare affidato in concessione». Quindi, aveva tutti i poteri e le possibilità di accendere un faro.

E ancora: perché l’Amministrazione comunale, di fronte al mancato saldo del canone 2018 e di quello integrale del 2019, non ha provveduto a rimettere immediatamente a gara lo spazio pubblico?

Secondo quanto risulta a Stylo24, queste azioni di autotutela non sono state decise nelle ovattate stanze dell’Amministrazione comunale. E la responsabilità non è certo della Masck ma dell’Ente del sindaco Piergiorgio Sagristani.

1. continua

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