Lo straniero: a maggio vieni da noi, ti porto a sparare in un nostro campo… ci divertiamo da matti

di Giancarlo Tommasone

Il clan Montescuro, secondo gli inquirenti, poteva contare su una discreta disponibilità di armi. E su contatti con i Paesi dell’Est per procurarsele. Ad aprile del 2017, nella Fiat Panda di Nino Argano (il 55enne considerato il braccio destro di Carmine Montescuro, alias zì Menuzzo) , viene intercettata una interessante conversazione. Argano sta parlando con una persona dall’accento straniero, tale Stefano, che dice di essere macedone e, soprattutto fa intendere di essere un trafficante d’armi. Parlano di un nuovo modello di kalashnikov. «L’ultimo che hanno fatto ha 42 colpi, me ne devono portare uno nuovo, imballato», dice Stefano. E Nino, chiede: «Lo regali a me?». «Sì, te lo regalo. Immagina che dobbiamo fare una cosa importante, andiamo a sparare. Prendo tutti i fucili, i kalashnikov, insieme a tutti i capi e andiamo in un campo in Macedonia… un bel campo dove spariamo», spiega Stefano. Al che Argano si preoccupa: «Ci vuole il passaporto?». «No, solo la tessera (di identità), ma cosa ti importa, nessuno ti controlla fino in Grecia… poi in Grecia, ti faccio entrare io e ti porto in Macedonia. Vieni a maggio, in macchina», lo invita il macedone. Che poi aggiunge: «Andiamo a sparare e con il kalashnikov ti diverti da matti… facciamo bordello».

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Nel frattempo, Argano è arrivato con la macchina nei pressi della sua abitazione e raccomanda al suo ospite: «Io abito qui, vedi? Quando ti serve qualcosa, vieni qui e non preoccuparti». Al che il macedone fa: «La prossima volta che ti vengo a trovare, ti regalo anche una bella pistola, da portare in macchina». La conversazione verte sempre sulle armi e soprattutto sui kalashnikov. «Io mi sono ritirato come delinquente, però, sono sempre delinquente. Ho fatto troppi anni di carcere, Stefano. Però sono povero, ma sono ricco. Sai che vuol dire? Sono povero ma sono ricco come amicizie», dice Argano. E Stefano mostra di aver capito: «L’importante è questo». «Sai qua, a quanto si vendono (i kalashnikov)? A cinquemila euro», afferma Argano. Il macedone conferma: «Io te lo regalo». E Argano insiste: «Qua si vendono a 5mila euro. Ci vorrebbe una macchina piena piena di kalashnikov, 40, 50 kalashnikov. (Così si fanno i) soldi con la pala… capito? Vanno a ruba. E Stefano, evidentemente si offre come fornitore: «Vieni da me». Il braccio destro di Carmine Montescuro, appare assai entusiasta (anche per il guadagno che può provenirne) dell’idea di avviare l’attività connessa all’import di kalashnikov dalla Macedonia, tanto è vero che ne parla con un sodale: «Ma tu hai capito che là, stanno mille euro l’uno?». Restando in tema di armi, dal brogliaccio delle intercettazioni, emerge anche la conversazione che avviene tra Nino e un tale Luigi. Argano è in macchina, è giugno del 2017, a un certo punto arresta la corsa e si ferma nei pressi di un conoscente.

La cresta sulla vendita
di una pistola
per guadagnare 100 euro

«Luigi, un mio amico va cercando (avrebbe bisogno) di un 38 canna corta», dice Argano. «No, al momento ho un 357 Smith & Wesson. Nuovo, ma costa assai», afferma Luigi. «Ma la canna è corta?», chiede Argano. «E’ corta così», spiega Luigi, che mostra al suo interlocutore la foto del revolver. Poi si parla del prezzo: «Le scatole le buttano, ma la pistola è imballata. Vergine, Smith & Wesson; manici di legno; 30-40 botte vicino (cartucce in omaggio), viene 2.200 euro. Ti posso far risparmiare solo 50 euro, ché io ci guadagno appena 150 euro». Al che Argano, dice che ne parlerà l’indomani al suo amico e infine propone: «Se me la dai per 2.100 euro, poi ci esce pure cento euro (di guadagno) per me». E Luigi acconsente: «E vai».