di Giancarlo Tommasone

Da una parte c’è la tifoseria che va allo stadio, soltanto per sostenere la squadra, in questo caso, quella bianconera. Dall’altra, il «manipolo» formato da chi ha scelto il «mestiere» di ultras, per il proprio tornaconto (economico, soprattutto). L’inchiesta della Procura di Torino, Last Banner, ha portato all’esecuzione di 12 misure di custodia cautelare (sei persone in carcere; quattro ai domiciliari; due raggiunte da obbligo di dimora) e all’iscrizione nel registro degli indagati di una quarantina di soggetti.

Il messaggio / L’ultras a Bonucci: ti fischieremo
ma non è per te, è per il fatto dei biglietti

I fari di Digos e magistratura si sono accesi, in particolare, su quattro sodalizi organizzati, che trovano posto nella curva Sud dell’Allianz Stadium: Drughi, Viking, Tradizione Antichi Valori, Nucleo 1985. La tifoseria della Juve, sottolineano gli inquirenti, appare, dunque, spaccata.

La tensione durante
il match Juventus-Udinese
Fischi al coro per le 39
vittime dell’Heysel

«Già, peraltro, in occasione della partita Juventus-Udinese, disputata l’8 marzo (del 2019), si è registrata una netta “frattura” tra i tifosi “non organizzati” e quelli iscritti agli Juventus Club (occupanti prevalentemente la Tribuna Nord dell’Allianz Stadium), da un lato, ed i gruppi ultras dall’altro (occupanti la Tribuna Sud), che avevano deciso di proseguire con la nota protesta dello sciopero del  tifo», è scritto nero su bianco nell’ordinanza a firma del gip Rosanna Croce. La tensione sugli spalti giunge al culmine, e si arriva perfino a fischiare un simbolo «sacro» del tifo bianconero, il coro in memoria delle 39 vittime dell’Heysel.

L’inchiesta / «Chiamiamo Report e li informiamo
dell’incontro con i Dominello a Napoli»

«Nel corso di questa partita di campionato (Juventus-Udinese), i tifosi “ordinari”, stanchi di “subire” il silenzio imposto allo stadio dagli ultras, si erano fatti promotori di cori a sostegno della squadra ed avevano fischiato gli ultras nel momento in cui gli stessi, a temporanea sospensione dello sciopero del tifo, avevano intonato cori in memoria delle 39 vittime dell’Heysel (come peraltro accade nel corso di ogni partita quando il cronometro arriva al minuto 39)».

L’intervista / «La Sud non è razzista, pronto
a vedere la partita con un tifoso azzurro»

L’affronto subìto, naturalmente, non va giù a quelli della Sud. Il giorno successivo a Juventus-Udinese, viene intercettata la conversazione telefonica che avviene tra gli ultras Dino Mocciola e Domenico Scarano (entrambi indagati,e rispettivamente presidente e «colonnello» dei Drughi). «I due- annotano gli inquirenti – criticavano aspramente la presa di posizione degli altri “dell’altra parte” i quali hanno fischiato il loro canto del 39esimo. Scarano non esitava a prospettare, in risposta a questo “affronto” degli altri tifosi, che  “se li beccano a Genova e hanno qualche pezza ( striscione identificativo del gruppo, ndr) gliela tolgono”.

Anche Mocciola dimostrava di non tollerare che i tifosi della opposta Tribuna Nord cercassero di organizzare un tifo alternativo, affermando che: “I tifosi cantano quando non devono”. E aggiunge che è importante che si veda che “non c’è un incitamento continuo” perché ciò rischia di vanificare gli effetti della protesta voluta dagli ultras. Scarano dice: “Tanto lo becco a Genova ’sto ciccione di merda”. Mocciola dice di individuarlo».

AIUTACI CON UN LIKE A MANTENERE
L’INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

In effetti, a riprova del verificarsi degli intenti di Mocciola e Scarano, ci sono i fatti registrati a Genova, durante il match Genoa-Juventus.

La vendetta
della Sud
durante la trasferta
di Genova:
via le «pezze» identificative
degli Juventus official club

Agenti della Digos di Torino, che si erano recati nel capoluogo ligure al seguito dei tifosi bianconeri, poco prima dell’inizio della partita, apprendono che «ad alcuni esponenti degli Juventus official club, era stato imposto, dagli ultras, di togliere i loro stendardi (le pezze, ndr) appesi nel settore ospiti». «Il personale della Digos – è scritto nell’ordinanza – notava alcuni presidenti dei club uscire dall’impianto particolarmente contrariati». Si riporta anche l’episodio relativo ad un presidente di club, che viene avvicinato ed «in tale occasione riferiva (a personale della Digos), informalmente, che esponenti dei gruppi ultras avevano intimato ad alcuni iscritti al suo club di “togliere lo striscione e di non tifare”». La stessa cosa era stata imposta anche ad altri presidenti di club di supporter bianconeri.