Leonardo Bonucci

di Giancarlo Tommasone

Anche i cori contro Leonardo Bonucci, come del resto, quelli discriminatori all’indirizzo di Napoli e i dei napoletani, avevano un unico scopo: arrecare danno alla società, e farla scendere a patti con certe frange di ultras bianconeri. Il difensore era l’obiettivo perfetto per coprire il vero fine della contestazione. Infatti nella stagione 2017-2018, aveva deciso di indossare la maglia del Milan, interrompendo la lunga militanza nella Juve. Era mancato da Torino per una sola stagione, poiché vi aveva fatto ritorno già per il campionato 2018-2019. Ma nel frattempo, secondo le regole dell’attaccamento alla maglia, era stato bollato come «traditore, mercenario».

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La stagione 2018-2019 è quella che, inoltre, sottolineano gli inquirenti, nell’ordinanza relativa all’inchiesta Last Banner, vede la società mettere dei paletti e respingere le richieste sempre più pressanti degli ultras. Che si preparano già nell’estate del 2018 per la contestazione che dovrà durare per l’intero corso dei prossimi nove mesi, sia nelle gare di Serie A, che in Champions.  A meno che non si torni alle vecchie regole.

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«L’attività tecnica attuata dalle forze dell’ordine – è scritto nell’ordinanza – permetteva di accertare che il reale obiettivo della contestazione non era una rimostranza per l’“infedeltà” di cui aveva dato prova Bonucci ma, ancora una volta, la mancata concessione di biglietti gratuiti e il taglio delle agevolazioni all’ambiente ultrà: infatti, Scarano (Domenico, uno degli indagati) riteneva che tale atteggiamento inducesse la società a telefonargli e dire “o ragazzi smettetela di fischiare a questo”; “smettetela di rompere i coglioni” e in tal caso avrebbero avuto l’occasione di fare le loro richieste, di “dire la loro”dato che “ci stanno trattando da merde”».

La telefonata
tra un ultras dei Viking
e una supporter dei Dominae,
amica di Leonardo Bonucci

Sintomatica della strategia portata avanti dai gruppi organizzati coinvolti nell’inchiesta (38 in totale gli indagati) è un’altra telefonata che avviene tra Fabio Trinchero (dei Viking) e una esponente del gruppo organizzato Dominae, amica del giocatore Leo Bonucci.

Quest’ultimo, attraverso la conversazione in oggetto, viene «rassicurato» da uno degli ultras coinvolti nell’inchiesta. L’amica deve dire a Bonucci che «in questo momento lui si trova in mezzo, è un tramite che paga anche la situazione del momento». Nell’ordinanza è riportato anche un episodio che ha a che fare proprio con il difensore di Juventus e Nazionale.

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«Il 25 agosto, prima dell’incontro calcistico (Juventus-Lazio, ndr), – riportano gli inquirenti – era lo stesso Bonucci a descrivere il clima di tensione che stava respirando in quel momento, dimostrando di avere piena consapevolezza delle reali motivazioni della contestazione subita allorquando, in una telefonata prima della partita, rivela ad un commentatore televisivo di aver parlato con “uno della curva” che lo aveva avvisato che la parte superiore del secondo anello lo avrebbe fischiato, ma “non per te, ma ti usano come pretesto per attaccà la società, per il caro biglietti, caro abbonamenti, certificati, striscioni, tutta sta roba”».