Silenzio imposto come a teatro, quando doveva andare in scena lo sciopero del tifo in curva Sud. Silenzio deciso dai capi ultras della Juve, per «punire» la società – ipotizzano gli inquirenti – quando non si riusciva ad ottenere quello che era stato chiesto (soprattutto biglietti gratis, molti dei quali da rivendere con le modalità del bagarinaggio). Lo sciopero, insieme al lancio di cori discriminatori, è solo una delle «armi» utilizzate da certe frange della tifoseria organizzata, per «ricattare», in questo caso, la Spa di Via Druento.

I gruppi
organizzati finiti sotto
la lente dei magistrati: Drughi,
Tradizione Antichi Valori,
Viking e Nucleo 1985

Nell’inchiesta della Procura di Torino sono finiti vertici («presidenti» e «colonnelli») di quattro gruppi: Drughi; Tradizione Antichi Valori; Viking; Nucleo 1985. Sono state eseguite 12 misure di custodia cautelare: 6 in carcere, quattro ai domiciliari, due obblighi di dimora a Torino. Complessivamente, gli indagati ammontano a una quarantina.

L’intervista / «La Sud non è razzista, pronto
a vedere la partita con un tifoso azzurro»

Ma che aria c’era nella Sud? Sicuramente caratterizzata dalla imposizione – da parte delle fazioni organizzate (finite sotto la lente dei magistrati) – di comportamenti da tenere, anche nei confronti di chi andava allo stadio insieme alla moglie o ai figli. Capita un po’ in tutte le curve, in special modo in quelle considerate più «calde».

Le intercettazioni / Arresti ultras Juve, per
i leader della Sud i tifosi sono figuranti da pagare

Qui però non si tratta soltanto di lasciare il posto agli ultras nelle postazioni davanti ai ferri, in prima fila, ma di stare zitti e di non poter esternare la passione per la propria squadra, perché ci si sente minacciati e si teme per la propria incolumità e per quella di chi si ha vicino a sé in quel momento (magari un bambino, o la moglie).

«Confermo di essermi sentito osservato e minacciato da questi atteggiamenti e dal fatto che fossi stato indicato dai capi ultras che si trovano in prima fila e che stanno sempre rivolti verso la curva per vedere come si comportano gli altri spettatori. A parte l’esultanza per i due gol della Juventus, che mi è venuta istintiva, per il resto della partita non ho tifato, non perché non volessi, ma perché non mi andava di fare delle discussioni con queste persone che imponevano di non tifare. … Io non ho tifato, ero particolarmente amareggiato per essere stato costretto a stare seduto come a teatro senza poter tifare come avrei voluto, tanto che non vedevo l’ora che finisse la partita».

L’inchiesta / «Chiamiamo Report e li informiamo
dell’incontro con i Dominello a Napoli»

E’ quanto dice agli inquirenti un tifoso ascoltato sui fatti, relativi ad aspetti dell’inchiesta. Una supporter, invece, racconta come la prepotenza di certi capi ultras arrivasse perfino alla pretesa che gli fossero consegnati tutti i palloni eventualmente arrivati in curva, dal campo.

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«Un altro atteggiamento prepotente degli ultras è quello che attuano tutte le volte che in curva arriva un pallone e che viene preso da qualcuno che non appartiene ai gruppi organizzati. Quando ciò  succede, qualcuno degli ultras pretende con arroganza che il pallone gli venga consegnato e, se ciò non avviene, vengono anche a prenderlo di persona. A me, ad esempio, è capitato che mi strappassero un pallone dalle mani, che per caso ero riuscita a prendere durante una partita», racconta una tifosa bianconera della Sud.