di Giancarlo Tommasone

Tifosi contro, capita spesso e in tutte le curve, e capita anche nella Sud all’Allianz Stadium di Torino. La circostanza emerge dall’inchiesta sfociata nell’operazione che ha portato all’arresto di 10 ultras della Juventus (le misure in totale sono 12, 6 in carcere, quattro ai domiciliari, due obblighi di dimora a Torino; una cinquantina, complessivamente, gli indagati). A venire ai ferri corti sono i componenti del gruppo Tradizione-Antichi Valori (guidato da Umberto Toia) e quelli dei True Boys.

Juventus-Napoli
Il match del 29 settembre 2018

Le due fazioni entrano in contrasto a causa dei cori razzisti all’indirizzo dei partenopei (ci saranno anche quelli altrettanto beceri contro Koulibaly), lanciati durante il match di campionato del 29 settembre 2018, tra bianconeri e azzurri.

L’inchiesta / «Chiamiamo Report e li informiamo
dell’incontro con i Dominello a Napoli»

Dopo la partita, con un comunicato postato sulla propria pagina ufficiale di Facebook, i True Boys, si dissociano da quanto avvenuto, anche perché, evidentemente, molti di loro hanno origini napoletane. Arriva, sempre sui social, la risposta di Tradizione, con uno scritto a firma del presidente U. T. (vale a dire Umberto Toia). Scritto in cui viene sottolineato un concetto: «“Tradizione” – è annotato nell’ordinanza a firma del gip Rosanna Croce – non riconosceva il gruppo “True Boys” e “mai e poi mai” sarebbe stato esposto al primo anello della Curva Sud il relativo striscione identificativo».

Ultras bianconeri contro
Divisi dai cori anti Napoli

Sotto il post di Toia compare anche il commento di Salvatore D. S. (nato a Napoli nel 1977), anche lui supporter bianconero, che poi, «viene contattato telefonicamente da Toia, che chiedeva spiegazioni sui messaggi postati su Facebook, ribadendogli che per lui i “True Boys non esistono», evidenziano gli inquirenti. Tra i due ultras nasce una diatriba. Salvatore sostiene che «“non era Toia che comandava in curva”, mentre quest’ultimo rispondeva che, invece “comandava lui”… che il permesso in curva lo dava lui, se entrare o meno, e diceva al suo interlocutore di non fare il ‘guappo’ su Facebook, (il tipo) che minaccia le persone».

Tradizione-Antichi Valori Vs True Boys

Salvatore, il giorno successivo alla conversazione telefonica, con una diretta video su Facebook, in cui ancora una volta si dissocia dai cori contro i napoletani, «entra in forte contrapposizione con il leader di Tradizione riguardo al posizionamento dello striscione di appartenenza dei True Boys ed alla loro presenza in Curva Sud, primo anello. A seguito della diretta, Umberto Toia ed altri membri del gruppo di Tradizione-Antichi Valori, si davano appuntamento nei pressi del bar Black & White (loro sede) per poi raggiungere il luogo dell’appuntamento fissato da Salvatore D. S. per “regolare i conti”», è riportato nell’ordinanza.

I componenti di Tradizione, giunti sul posto convenuto, cominciano a perlustrare la zona per intercettare i True Boys, ma grazie al servizio di appostamento e all’intervento della Digos, si evita lo scontro. Nell’occasione, vengono fermati e identificati Umberto Toia e Corrado Vitale (entrambi indagati nell’ambito dell’inchiesta in oggetto).

L’appuntamento per regolare
i conti e l’intervento della Digos

«La diatriba a forza di messaggi sui social network proseguiva ancora nei giorni successivi, con deferimento di Toia per minaccia e violenza privata», sottolineano i magistrati. Ma la cosa non finisce qui: durante la partita di calcio Juventus-Cagliari (3 novembre 2018) verranno scanditi due cori, ognuno della durata di circa venti secondi, provenienti dal primo anello della Sud, vale a dire il settore abitualmente occupato da Tradizione.

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Al 45’ del primo tempo si ascolta distintamente lo slogan: «Dove sono i True Boys? Dove sono i True Boys?». All’ottantanovesimo minuto del match, invece, quelli di Tradizione intonano: «Un presidente, c’è solo un presidente». L’ultimo coro, spiegano gli inquirenti, viene inequivocabilmente lanciato a sostegno di Toia, quale leader del gruppo ultras.