di Giancarlo Tommasone

Biglietti, abbonamenti, gadget e pure consumazioni gratis: è quanto viene imposto alla società bianconera. Non sembrano ultras, piuttosto un manipolo di «scrocconi». La circostanza emerge dall’inchiesta Last Banner coordinata dalla Procura di Torino, che la scorsa settimana è sfociata nell’operazione che ha portato all’arresto dei vertici dei gruppi organizzati della curva Sud. Dodici in totale le misure di custodia cautelare emesse nei confronti di alcuni «presidenti» e «colonnelli» dell’Allianz Stadium (gli indagati sono complessivamente, una quarantina).

Nel mirino
sono finite soprattutto
le fazioni Drughi, Tradizione,
Viking e Nucleo 1985

La società bianconera, è stato più volte ribadito, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è parte lesa, anche se da più parti ci si è chiesto, come mai abbia aspettato tanto per denunciare quanto stava subendo da diversi anni. Alberto Pairetto, (slo, vale a dire sostenitore ufficiale di collegamento della Juve) si rivolge alla Digos solo a giugno del 2018. Le imposizioni degli ultras avvenivano anche attraverso la richiesta dei buoni per le consumazioni durante le gare allo Stadium.

Il racket / Così facevano gli affari
gli ultras bagarini della Juve

«Dall’attività tecnica di indagine disposta nell’ambito del presente procedimento sono emerse ulteriori condotte estorsive perpetrate da Geraldo Mocciola, Salvatore Cava, Umberto Toia e Corrado Vitale in danno della Do & Co Italy Srl, società alla quale la quale la Juventus ha demandato la gestione dei punti di ristoro che si trovano all’interno dell’Allianz Stadium», è riportato nell’ordinanza.

Le dichiarazioni / Pairetto: nella Sud
nessuno steward, lo impediscono gli ultras

La storia comincia durante la stagione 2017-2018, quando, apprendono gli inquirenti, sia da Pairetto che dal gestore (per conto della Juve dei bar allocati nella Sud) che quest’ultimo,  «insieme allo stesso Pairetto aveva incontrato Cava, che si era presentato come “un referente degli ultras della curva Sud”, chiedendogli un certo numero di consumazioni gratuite e precisamente 40 (per un valore di circa 5 euro ciascuna per fruire in alternativa di bevanda o cibo) destinate agli ultras del primo anello e 50 (per un valore di circa 10 euro ciascuna, con la possibilità di fruire gratuitamente di bevanda e cibo), da destinare agli ultras del secondo anello della tribuna Sud».

Le minacce / «Chiamiamo Report e li informiamo
dell’incontro con i Dominello a Napoli»

Detta richiesta, annotano i magistrati, veniva ritenuta eccessiva dal gestore dei punti di ristoro, «il quale faceva seguire la seguente offerta: concedere 40 buoni (solo per la bevanda o in alternativa il cibo) al primo anello e 25 buoni (comprensiva di cibo e bevanda) al secondo (per un valore totale di 450 euro)».

La concessione
delle consumazioni
per tenersi
buoni gli ultras di primo
e secondo anello della Sud

Tutto ciò avviene, sottolinea sempre il gestore, per «tenersi buoni gli ultras». Le cose vanno avanti così per un po’ di tempo, fino ad arrivare a febbraio del 2019, quando la Juve decide di stringere i cordoni della borsa, anche sul fronte delle «vivande».

Il messaggio / L’ultras a Bonucci: ti fischieremo
ma non è per te, è per il fatto dei biglietti

All’epoca, il «capo» dei Drughi, ma solo allo stadio, è Domenico Scarano, che infatti deve dare sempre conto a Mocciola (bloccato a casa dal Daspo). Il 15 febbraio del 2019 viene intercettata una telefonata, nel corso della quale Scarano, che si trova ad assistere alla partita  Juventus-Frosinone, riferisce a Mocciola di aver parlato con il «“responsabile” a proposito “dei buoni”, e aggiunge che si è messa in mezzo addirittura la Juventus. Scarano dice che loro avevano concordato con Corona (così è detto Cava) all’inizio, che i buoni non sarebbero stati più 50 ma 25, sia per mangiare che per bere».  Mocciola, è scritto nell’ordinanza, risponde di riferire che Corona non conta più niente. «Scarano dice di averlo già detto e in risposta si è sentito dire che i buoni oramai sono quelli lì. Scarano riferisce a Mocciola di averne chiesti almeno 50 perché lui di 25 non ne fa niente. Mocciola dice che ha fatto bene. Scarano dice che sta aspettando Pairetto per parlargli anche di questa cosa. E poi afferma che oggi (il 15 febbraio) gliene hanno dati 25 e poi un ragazzo che lavora lì gliene ha portati altri 20 ed è stato anche rimproverato per questo».

L’ultima parola, però, spetta sempre a Mocciola, è lui che dà gli ordini.

La telefonata intercettata
tra Mocciola e Scarano:
diglielo pure a quell’altro
scemo di Pairetto

Il presidente dei Drughi dice di riferire che loro dell’elemosina non ne hanno bisogno e si infastidisce, «in quanto in precedenza al gruppo venivano assicurati cinquanta “buoni” per le consumazioni,  e pertanto ordina a Scarano di mettere sull’avviso Pairetto: “Eh però, diglielo anche a quell’altro scemo che viene lì… (quell’altro scemo) di Pairetto, glielo dici, hai capito?”. Prospettandogli che, qualora la loro richiesta di un maggior numero di consumazioni gratuite non venisse accolta: “Ogni volta che succede qualcosa, ci vai tu poi al bar hai capito? Glielo dici ma sbattiglielo proprio in faccia a quel cretino, hai capito?».

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Il giorno successivo alla partita, Scarano contatta al telefono nuovamente Mocciola. I due tornano a parlare della questione delle «pretese consumazioni gratuite». «Scarano dice che ieri si è creato quel problema per i buoni. Mocciola ripete di riferire che non hanno bisogno dell’elemosina e che questo succede perché la Juve vuole entrare dentro ogni situazione a rompere le scatole. Scarano dice che un “suo amico responsabile afferma che non dipende da loro, ma dalla Juve” e Mocciola ribadisce: “Se poi dovessero esserci dei problemi, poi se la vedrà la Juve”», è scritto nero su bianco nell’ordinanza.