I dubbi sul «Comandante».

La quarta sconfitta dell’anno è quella che fa più riflettere. Dopo Lazio (due volte) e Napoli, la Juventus si riscopre improvvisamente fragile dopo la notte del Bentegodi. L’Hellas Verona, bello, frizzante e pimpante, ha messo alle corte i campioni d’Italia sul piano del gioco e del ritmo. Dopo aver giocato tre gare in sei giorni. Non si può parlare di crisi per quella che rimane la capolista della Serie A, ma l’andamento in trasferta inizia a preoccupare, considerando le due sconfitte in successione che hanno impedito ai bianconeri di allungare in classifica. E di aumentare i dubbi sulla creatura che sta plasmando – con molte difficoltà – Maurizio Sarri.

A febbraio, quando la stagione sta per entrare nel vivo, la Juve è ancora tutta da scoprire. Non certo il miglior biglietto da visita con cui presentarsi al tavolo delle migliori sedici d’Europa. Le incertezze riguardano tutti i settori del campo: a partire dal modulo, il 4-3-3 alternato al 4-3-1-2. Entrambi non hanno saputo dare le dovute garanzie al reparto difensivo, messo sotto accusa e uno dei punti deboli nella prima parte di stagione. Sono 23 le reti subìte finora in Serie A (un anno fa con Allegri in panchina a questo punto erano 12) ma a preoccupare, più che la tenuta del reparto in sé, che verrà presto rinforzato con il rientro di Giorgio Chiellini, è l’atteggiamento mostrato dalla Juve nelle ultime uscite. Una squadra scesa in campo molle al San Paolo contro il Napoli e superficiale (vedi il gol di Borini dell’1-1) anche al Bentegodi.

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In una fase dell’anno in cui la Juve dovrebbe strappare anche in virtù del ritorno imminente della Champions League e delle inseguitrici, Inter e Lazio, che incalzano. Oltre al gioco, che continua a non decollare, a preoccupare Maurizio Sarri è proprio la testa della sua squadra. Che inizia a mostrare anche qualche segnale di insofferenza considerando che dopo Paulo Dybala anche Gonzalo Higuain, sostituito dopo un’ora scarsa contro l’Hellas, è uscito dal campo contrariato per far posto al connazionale. Piccoli campanelli d’allarme che, visti nell’insieme, non possono far dormire sonni tranquilli al ‘Comandante’ arrivato dal Chelsea.

Insomma, quello che appare è un Sarri sempre più solo e con sempre meno possibilità di appello. Tanto che, come riporta l’edizione odierna di ‘Repubblica’, la schiera dei nostalgici di Massimiliano Allegri sarebbe sempre più nutrita. Il tecnico toscano è ancora sotto contratto con la Vecchia Signora e lo sarà fino a giugno e continua a respingere ogni offerta, volendo tornare in panchina solo il prossimo anno. Ma se la Juve chiamasse, la situazione sarebbe diversa.