Andrea Agnelli e Andrea Pirlo

Il club bianconero, come tutti gli altri «dissidenti» del pallone, è stato obbligato a una scelta del genere per affrontare una delle peggiori crisi debitorie di sempre.

Il club bianconero, come tutti gli altri «dissidenti» del pallone, è stato obbligato a una scelta del genere per affrontare una delle peggiori crisi debitorie di sempre.

A un certo punto hanno preso il pallone e se lo sono portati via. Come accaduto a chiunque abbia mai giocato con gli amici da bambino. Arriva sempre quello che non ci sta a perdere e ferma il gioco, distrugge il sogno. Sta succedendo proprio questo. La creazione della Superlega altro non è che le mani su quel pallone che 12 super club hanno deciso di fermare. E non perché stessero perdendo sul campo, dove, al contrario, vincono ormai da anni, ma nelle segrete stanze, quelle dei bilanci. Quelle che hanno obbligato Juventus, Inter, Milan, Real Madrid, Barcellona, Manchester United e gli altri a dire stop. A portare fino in fondo lo strappo con Uefa e Fifa di fronte a quei 3,5 miliardi di euro messi sul piatto dalla banca americana Jp Morgan. L’unico modo per non morire, pagando a caro prezzo gli errori fatti prima della pandemia.

Al 30 giugno 2020, infatti, tutte le società coinvolte avevano mostrato un disavanzo di bilancio. La Juventus segnava un negativo di 611 milioni, l’Inter di 543, il Milan “solo” di 168. E di certo non andava meglio alle altre. Real Madrid 467 milioni, Barcellona 704, Atletico Madrid 467, Tottenham 970, Liverpool 295, Arselan 372, Chelsea 174, fino ai 138 del Manchester City e ai 675 dello United.

ad

Cifre che spiegano forse meglio di qualsiasi altra cosa, il perché a un certo punto è stato preso quel pallone tra le mani e detto stop al gioco più bello del mondo.

Riproduzione Riservata