mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Junzo Okudaira: chi è il latitante in cima alla lista della Procura di Napoli

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E’ l’autore della strage terroristica del 1988 al circolo statunitense di Calata San Marco: 5 morti e 15 feriti

Non ha dubbi il procuratore capo, Giovanni Melillo: il primo obiettivo da raggiungere è quello della cattura di un latitante, in cima alla lista della Procura partenopea. In terra di camorra, è singolare il fatto che il più ricercato sia un giapponese. E’ il 71enne Junzo Okudaira, un «fantasma», autore della strage di Calata San Marco. Nel corso dell’attentato persero la vita cinque persone, altre 15 rimasero gravemente ferite.

Durante l’incontro in cui è stato fatto il punto sulle primule rosse – tra esse anche il broker del narcotraffico Raffaele Imperiale, e Renato Cinquegranella, tra i protagonisti della guerra di camorra tra Nuova famiglie ed Nco – Melillo, riferendosi ai fatti di Calata San Marco, ha parlato di «strage dimenticata, nemmeno una lapide, né una occasione per ricordare le vittime». Il primo della lista, dunque, è Okudaira, ricercato dal 1984, dalle polizie di mezzo mondo per alcuni degli attentati più sanguinosi attribuiti all’organizzazione terroristica che va sotto il nome di Esercito rosso giapponese.

Nel 1997 il terrorista giapponese
evitò la cattura per un soffio

Nel febbraio del 1997, l’allora 48enne, riuscì a sfuggire per un soffio alla cattura, in Libano. E’ tra i presunti responsabili di parecchie stragi: da quella all’aeroporto di Tel Aviv del 1973, agli attentati in Italia del 1987 (a Roma) e del 1988 (a Napoli). Proprio per quello portato a termine il 14 aprile di 32 anni fa,  Okudaira è stato condannato all’ergastolo. Nel secondo anniversario del bombardamento americano su Tripoli, una Ford Fiesta imbottita di tritolo fu fatta esplodere davanti alla sede del circolo statunitense Uso (United service organizations) a Calata San Marco, nei pressi di Piazza Municipio. La polizia indicò a stretto giro, Okudaira, come autore dell’attentato. Il terrorista, infatti, fu riconosciuto dal personale dell’albergo napoletano nel quale soggiornò.

Le prove a carico,
la condanna all’ergastolo

Fu visto uscire, il giorno della strage, portando con sé un pesante borsone, e fu notato da numerosi passanti nelle vicinanze del luogo dell’attentato. Un’impronta attribuita ad Okudaira fu inoltre rinvenuta su un documento della ditta che noleggiò al terrorista giapponese l’auto utilizzata per l’attentato. Sulla base di queste prove e di altri solidi riscontri investigativi, il 20 marzo del 1992, Okudaira fu condannato all’ergastolo dalla Corte di Assise di Napoli. Per gli attentati alle ambasciate di Gran Bretagna e Stati Uniti a Roma (9 giugno del 1987), il giapponese, è stato invece condannato a 17 anni di reclusione.

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