Il ritrattista Jorit e il critico d'arte Luca Nannipieri

Stylo24 ha intervistato Luca Nannipieri, uno dei massimi critici d’arte italiani: se Pasolini potesse vedere il suo murale, si metterebbe a ridere

di Giancarlo Tommasone

E’ tornato per l’ennesima volta al centro della scena per il caso del murale di Pino Daniele, la cui realizzazione su una facciata di Palazzo Nervi (meglio conosciuto come il Palazzo della Ferrovia, in Piazza Garibaldi), ha trovato l’opposizione della Soprintendenza (per l’esistenza di un vincolo sulla struttura, dal 2003). E’ il sovraesposto Jorit Agoch, più semplicemente Jorit, al secolo Ciro Cerullo, 29enne di Quarto. Molto conosciuto nella città partenopea, corteggiato da Comune di Napoli e Regione Campania, ha finora lasciato la sua firma su una decina di «gigantografie», quasi tutte commissionate, che sono comparse negli ultimi anni a Napoli. Ma oltre alla disputa tuttora in corso tra FS e Soprintendenza (anche a suon di sentenze presentate da Ferrovie dello Stato), occupiamoci pure del giudizio sulla produzione di Jorit. Per farlo, Stylo24, ha intervistato uno dei massimi critici d’arte e saggisti italiani, Luca Nannipieri.

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Conosce Jorit?
«Sì, ho visto qualche suo murale, in rete, per lo più, e so della disputa relativa alla realizzazione del ritratto di Pino Daniele su una facciata di Palazzo Nervi».

Chi la spunterà alla fine, secondo lei?  
«Al riguardo bisogna evidenziare che se il vincolo della Soprintendenza resiste al nuovo Codice dei Beni culturali (quello del 2004) che ridisegna proprio i vincoli, allora c’è niente da fare. Ferrovie, proprietaria di Palazzo Nervi, in quanto istituzione, sarà tenuta al rispetto della struttura gerarchica dello Stato, che affida il giudizio relativo a eventuali limitazioni, appunto, alle Soprintendenze».

Parliamo della produzione di Jorit.
«Ci troviamo di fronte, né più, né meno, a murales di vaste proporzioni, volti riprodotti in perfetto stile da regime totalitario. E ogni regime totalitario è accomunato dalla esaltazione figurativa del suo capo. Esempi del genere sono riscontrabili nell’ex Unione sovietica, a Cuba, in Iraq, in Corea del Nord, ancora prima nella stessa Italia fascista. Lì hanno e avevano un senso, uno scopo. Oggi, nel nostro occidente democratico e libero, riferendoci alla produzione di Jorit, essa risulta anacronistica e tra l’altro per niente funzionale».

E’ una riduzione dell’arte? Una sorta di idolatria?
«Assolutamente sì. Ad esempio, ho visto il murale di Pasolini, e penso che Pasolini avrebbe riso di fronte a quest’opera realizzata da Jorit. Avrebbe riso perché un artista complesso come lui, tutto avrebbe voluto, fuorché essere idolatrato, e diventare monumento da celebrare. Pasolini è un artista che va conosciuto nelle sue contraddizioni, nella sua ambiguità, nelle sue ombre e nelle sue luci, e non nella pura bidimensionalità appiccicata su un grosso palazzo di venti metri, con un maxi ritratto che non ha niente da dire. Stessa cosa vale per la riproduzione del volto di Pino Daniele. Non ha alcun senso».

Perché?
«Perché nel nostro tempo, in un’Italia libera, il murale, fondamentalmente ha lo scopo di prendersi burla, di criticare e di mettere in ridicolo il potere. Mi viene in mente, ad esempio, l’opera del bacio tra Salvini e Di Maio. E mi chiedo, a questo punto: che senso ha riprodurre un Pino Daniele gigante? Tutto si riduce a qualcosa di piatto, ‘orizzontale’ nel messaggio, qualcosa che non invita certo ad ascoltare la sua musica, e non trasmette amore verso l’opera del cantautore. E’ la pura esaltazione di una figura».

Ma Jorit può essere considerato un esponente della street art?
«Assolutamente no. E’ un pittore. Non necessariamente, street art significa dover andare contro la legge, beccarsi le denunce e farsi arrestare. Però, giusto per capirci, l’opera di street art è quella che ti ritrovi la mattina, all’improvviso, realizzata durante la notte. E non quella per la quale hai chiesto i permessi alla Regione, e il via libera della Soprintendenza. Voglio dire: Banksy, la sua opera te la fa trovare; Keith Haring si faceva arrestare nella metropolitana, e i suoi affreschi li realizzava senza alcuna autorizzazione».

E quindi, come definirebbe Jorit?
«E’ un pittore con una discreta tecnica, ma dalle sue opere non emergono creatività, estro, e men che mai originalità e genialità. Si riduce a riproporre immagini, è un ritrattista, tra l’altro, prevedibile, da regime totalitario».