Una immagine della strage di Capaci (foto di repertorio)

Ci sono due nuovi indagati per la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre degli agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Si tratta dei boss della mafia catanese, che avrebbero portato a Palermo una parte dell’esplosivo, ma, soprattutto, un misterioso esperto di esplosivi inviato in Sicilia dalla mafia americana per addestrare gli stragisti di Capaci.

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Come riporta un articolo di ‘Repubblica’ a firma del collega Salvo Palazzolo, “il forestiero arrivò a Palermo nei primi mesi del 1992”. Il pentito Maurizio Avola, uno dei nuovi indagati, ne aveva già parlato nel 1994 all’inizio della sua collaborazione, dopo aver confessato 80 omicidi. Pur affermando, allora, di non sapere chi fosse. Di recente, invece, l’ex killer catanese, ha deciso di ampliare la sua confessione, affermato che quel “forestiero” altri non fosse se non un uomo di John Gotti, il capo della famiglia Gambino di New York. “Aveva circa 40 anni, capelli castani, occhi scuri, alto 1,85, corporatura robusta, vestito in maniera molto elegante. Lo incontrai a Catania, a casa di Aldo Ercolano, che mi disse: oggi hai conosciuto una persona importante”.

 

Avola ha raccontato, inoltre, di aver portato in quei giorni “una certa quantità di esplosivo e dei detonatori a Termini Imerese”. Con lui, a fargli da staffetta, Marcello D’Agata, suo capo, anche lui adesso indagato per la strage.

Nel processo bis d’appello per la morte di Falcone, si punta, quindi, adesso a conoscere i rapporti tra l’americano e l’artificiere di Capaci, il messinese Pietro Rampulla, legato ad ambienti della destra eversiva. “Ercolano mi disse che il forestiero aveva collaborato all’attentato”, rivela Avola. Si punta a scoprire il ruolo di Cosa Nostra americana nella stagione delle stragi.

Il pomeriggio del 23 maggio 1992, uno dei telefonini (clonati) degli stragisti chiama tre volte una utenza del Minnesota: “00161277746***”, dalle 15:17 alle 15:43 (la bomba scoppierà alle 17:56). Le indagini dicono che sarebbe stato Antonino Gioè (morto suicida in carcere) a chiamare. Ma chi c’era dall’altra parte del telefono?

 

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