di Giancarlo Tommasone

Un volta, a scuola non ci si andava, non si entrava, spesso vi si evadeva, magari per fare filone e godersi una passeggiata sul lungomare. Assistiamo invece a un nuovo tipo di iniziativa, quella dell’intrusione o come tiene a sottolineare un gruppo di ragazzi, di «infiltrazione». Suona quasi come una missione da compiere in segretezza, ma non per commettere atti vandalici (almeno questa volta non ci risulta), si attua piuttosto per nascondersi nell’istituto prescelto e per restarvi, forse per dare fastidio agli studenti, per unirsi agli altri compagni di fuori o per cercare qualcuno da punire, oppure per provare l’ebbrezza dei banchi. Tutto questo è «Infiltrazione Casanova».

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E’ la mattina dello scorso sette dicembre (11 giorni dopo si registrerà il ferimento di Arturo in via Foria) e cinque ragazzi – si presume non iscritti ai corsi – si preparano ad entrare nell’istituto superiore Alfonso Casanova, situato nei pressi della piazzetta omonima, nel cuore di Napoli. Subito dopo la voce comincia a circolare nelle aule e sui profili Facebook degli amici degli infiltrati parte il valzer dei like e dei commenti. C’è chi si informa e si raccomanda: non sparate. Poi accenna un tentativo di ridicolizzazione dell’impresa, ma gli viene fatto notare che i cinque infiltrati si trovano in compagnia di un certo ragazzo. «Vedesse di fare l’uomo» chi si permette di offendere. Al che lo studente che voleva prendersi gioco del gruppetto di incursori corregge il tiro: se è così – scrive – allora alzo le mani. Quando aveva dichiarato «però non sparate», gli era stato risposto immediatamente: «Le prime sono le tue (ideali – speriamo – pallottole, ndr)».

Crediamo ancora nell’innocenza, nel fatto che si tratti soltanto di una bravata, non escludiamo, addirittura, che i 5 abbiano compiuto l’«Infiltrazione Casanova» per farsi belli agli occhi di qualche ragazza. C’è però da considerare un paio di cose: i ragazzi che compiono la «missione» fanno parte di una cerchia tristemente nota, contano amicizie in comune con i componenti del gruppetto di indagati per il ferimento di Arturo. Amici non solo del 15enne F. C., unico arrestato per quella vicenda, ma anche sostenitori degli ormai famigerati «adepti» della baby-gang della Parrocchiella. Lo stesso 15enne che si trova nel carcere minorile di Airola frequentava il Casanova fino allo scorso dicembre.

La foto coi tre indagati per l’aggressione ad Arturo, in Via Foria

Nello stesso istituto c’è anche l’amico del cuore di F. C., quello che dopo il suo arresto scrive su Facebook che resista in quelle quattro mura, perché lo ama come un fratello, più di un fratello. Anche se, il giorno successivo, divenuto bersaglio delle critiche degli internauti, cancella il post e tutte le foto che lo ritraggono con l’amico. Un’ultima cosa: il 2 ottobre del 2013, al Casanova, uno studente di 14 anni viene accoltellato da un suo compagno di scuola. Di anni, quest’ultimo ne ha 15.

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