Anis-Amri
La scheda segnaletica dell''attentatore di Berlino, Anis Amri

di Giancarlo Tommasone

Le indagini coordinate dalla Procura di Roma hanno fatto emergere una rete, i cui elementi erano collegati all’attentatore di Berlino, Anis Amri. Dall’analisi del suo telefono cellulare gli inquirenti sono arrivati a un gruppo formato da 5 soggetti. Gli stessi che nelle scorse ore sono stati destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il primo del gruppo che si trovava già nel penitenziario di Rebibbia, è Abdel Salem Napulsi, sedicente palestinese di 37 anni.

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Anis-Amri
L’attentatore di Berlino, Anis Amri

Le misure hanno riguardato anche 4 tunisini: Akram Baazaoui (31 anni), residente a Napoli, in Vico della Guardia, strada a ridosso di Via Toledo; Dhiaddine Baazaoui (28 anni) detto Dhia, residente al Corso Garibaldi a Napoli; il 51enne Mohamed Baazaoui, residente a Villa di Briano (Caserta); Rabie Baazaoui, 29enne residente a Casal di Principe (Caserta). Dalle indagini è emerso che Napulsi avrebbe svolto attività di auto-addestramento con finalità terroristiche. Nel corso degli ultimi mesi il palestinese ha visionato materiale propagandistico riconducibile al terrorismo di matrice islamica, acquisendo istruzioni per l’uso di armi da guerra (perfino lanciarazzi Prg-7). Inoltre, secondo elementi supportati da attività di intelligence, ha esaminato la possibilità di acquistare o noleggiare camion e pick up idonei a montare armi da guerra e inoltre ha scaricato e visionato modalità di acquisto di armi di libera vendita.

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Nel corso di conversazioni telefoniche, inoltre, il sedicente palestinese inneggerebbe ai martiri dell’Islam, esponendo a un suo interlocutore, Mounir Khazri, i propositi di reagire al malcostume degli occidentali con delle esecuzioni: «Bisognerebbe mettere la loro testa su un tagliere e tagliargliela. E poi tagliare loro i genitali… e avanti un altro». Khazri è il punto di contatto con l’attentatore di Berlino. Amri infatti era stato ospite delle nostre galere dal 2011 al 2015 e prima di recarsi in Germania per il compimento della strage del mercatino di Natale, aveva vissuto a Latina. Intercettando i contatti di Amri, si è giunti dunque a Khazri, che è legato appunto a Napulsi, col quale spacciava droga. Reato per il quale Napulsi si trova a Rebibbia.

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Si è arrivati al gruppo dei tunisini ‘campani’ grazie a un altro contatto di Amri, vale a dire Montassar Yacooubi. Quest’ultimo ha ospitato l’attentatore di Berlino nella sua casa di Latina per un lungo periodo. Yacooubi – detenuto per altri motivi – escusso a sommarie informazioni, ha dichiarato che nel periodo in cui Amri era suo ospite, avrebbe contattato il tunisino Akram Baazaoui (il ‘napoletano’) per chiedergli documenti falsi. E’ grazie a questo snodo della vicenda che si è potuti risalire al gruppo dei campani. Il capo è Akram Baazaoui.

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E’ lui che, secondo la Procura, coordina il giro illecito finalizzato all’arrivo in Francia dei clandestini provenienti dalla Tunisia. Una volta sbarcati in Sicilia, Akram provvede a farli arrivare a Napoli, dove saranno ospitati in un albergo e poi saranno messi su un treno per Genova. In Liguria, a Ventimiglia, c’è un contatto che «che per 150 euro ti porta in macchina oltre la frontiera».

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La destinazione finale è Parigi; qui c’è una rete guidata da imprenditori kosovari e turchi che piazzerebbero i clandestini al ‘lavoro’. Quando giungono a Napoli, che si può ritenere base operativa per l’organizzazione, ai tunisini si dice come comportarsi: «Quando sarete a Parigi fate finta di essere francesi e non mostrate paura nei confronti della polizia». Fondamentale il ruolo di Akram Baazaoui, che in cambio di denaro, fornisce documenti falsi, biglietti dei treni per gli spostamenti sul territorio italiano e coordina il traffico illecito verso la Francia e verso la Germania.

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Lo affianca nelle operazioni il braccio destro Mohamed Baazaoui, che viene informato di ogni sbarco e si occupa della fase operativa, sistemando i clandestini presso alloggi. La rete si completa con Dhiaddine Baazaoui e Rabie Baazaoui. Si occupano di dare appoggio logistico ai nuovi arrivati, li rifocillano, tagliano perfino loro i capelli per portarli poi a fare le foto che verranno apposte sui documenti falsi. In particolare, Dhiaddine gestisce anche il garage in cui si trovano gli stock di documenti contraffatti.