Bandiere Nere entrano nelle città della Siria

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

di Francesco Vitale

ad

Isis e camorra casalese: presunti rapporti tra le due organizzazioni, possibili accordi di cui hanno parlato, i collaboratori di giustizia. L’ultima circostanza si riferisce alle richieste da parte di un tunisino, per la fornitura di armi. La domanda, però, viene rispedita al mittente da un affiliato (all’epoca dei fatti) alla consorteria criminale casertana.

E’ la storia di Mohamed Kamel Eddine Khemiri, condannato a 8 anni per terrorismo islamico

L’uomo avrebbe voluto acquistare 5 kalashnikov da Salvatore Orabona (ex affiliato al clan dei casalesi, diventato collaboratore di giustizia), ma quest’ultimo glieli avrebbe negati, limitandosi a fornirgli soltanto alcune auto. E’ quanto emerge dalle motivazioni della sentenza della Corte di Assise di Napoli che nello scorso giugno ha confermato la tesi accusatoria del pm nei confronti di Mohamed Kamel Eddine Khemiri. Della vicenda riferiscono oggi i quotidiani «Il Mattino» e «Corriere del Mezzogiorno».

«Le armi – aveva detto ai magistrati il collaboratore di giustizia, Salvatore Orabona – non ho voluto darle a quelle persone»

Mohamed Kamel Edine Khemiri era stato prima arrestato e poi scarcerato, per falsificazione di documenti. Successivamente al primo arresto del tunisino, Salvatore Orabona aveva visto la foto di quest’ultimo sui giornali e lo aveva riconosciuto come l’uomo della richiesta dei kalashnikov.

Il rifiuto, secondo quanto scrivono i giudici nella motivazione
della sentenza, sarebbe nato dal fatto che Orabona
avrebbe «compreso i gravi scopi illeciti
per i quali potevano essere utilizzati i kalashnikov»

Ma, come scrivevamo all’inizio dell’articolo, non è la prima volta che si accostano Isis e clan dei casalesi. A svelare l’esistenza di presunti accordi di collaborazione, il pentito Roberto Vargas. L’ex braccio destro di Nicola Schiavone (anch’egli passato a collaborare con la giustizia) attribuisce a quest’ultimo di aver imbastito un accordo con i terroristi islamici per eliminare l’allora procuratore aggiunto di Napoli ed attuale procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. Secondo quanto spiegato dal pentito Vargas, il piano saltò poiché, dopo l’arresto di un algerino, la cellula terroristica che viveva nel Casertano vide bruciata la sua «copertura».

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT