L'ex boss Pasquale Galasso

La parabola discendente che portò Pasquale Galasso (collaboratore di giustizia) a passare da studente universitario a malavitoso

Classe 1955, il prossimo 17 maggio Pasquale Galasso compirà 66 anni. L’ex capocamorra di Poggiomarino ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 1992, e le sue dichiarazioni sono ancora utilizzate nell’ambito di processi imbastiti sulla criminalità organizzata, e sui rapporti tra politica e malavita. Come la maggior parte delle storie, quella di Galasso è stata caratterizzata da episodi che lo hanno spinto in una direzione piuttosto che in un’altra, vere e proprie sliding doors (porte scorrevoli) che, nel suo caso, si sono aperte sulla scena in cui agiva uno dei più potenti clan del Vesuviano.

Dopo le scuole superiori, Galasso, proveniente da famiglia agiata, si iscrive all’università e sceglie la facoltà di Medicina. La sua carriera di studente dura però assai poco, perché nel 1975 si verifica l’episodio scatenante che influirà per sempre sulla propria esistenza. Nel corso di un tentativo di rapimento (ma intorno ai fatti c’è un alone di mistero, rispetto a dinamica e movente, ndr) ai danni della sorella e dello stesso allora ventenne (Galasso), quest’ultimo racconterà di essere riuscito a impossessarsi della pistola di uno dei banditi, e ne uccise due.

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Il terzo rapitore, invece, fuggì. Finito in carcere per quei fatti, il giovane Galasso conoscerà i principali padrini dell’epoca, e alla fine diverrà il braccio destro del boss Carmine Alfieri (anche lui poi passato a collaborare con la giustizia). La scelta di votarsi alla causa della camorra (sponda Nuova famiglia) viene presa ufficialmente nel 1982, dopo i cutoliani uccidono Nino Galasso, fratello di Pasquale. Gli studi universitari sono già lontani, messi da parte sette anni prima.

Al riguardo, a Galasso (il sei novembre del 1997, ndr), viene chiesto: «L’abbandono degli studi di medicina che lei fa, è stata una scelta volontaria o è stata determinata da eventi esterni?». «Era mia volontà. (Mi ero iscritto a Medicina) anche per contentare il desiderio di mio padre, in virtù dei suoi rapporti stretti con (un medico)».

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