Pezeshkian respinge il linguaggio della forza ma tratta con Washington. Intanto Trump accoglie il leader cinese alla Casa Bianca
A New York l’Iran risponde a Donald Trump dal podio dell’Onu. A Washington, poche ore dopo, Xi Jinping viene ricevuto con il massimo del cerimoniale. La diplomazia americana cambia registro nel giro di una giornata: con Teheran usa la pressione, con Pechino mette in scena il dialogo, mentre lontano dalle telecamere continua a trattare con entrambi.
Pezeshkian mostra le foto delle vittime
Masoud Pezeshkian sale alla tribuna dell’Assemblea generale e mostra le fotografie della guida suprema Ali Khamenei e dei bambini morti nei bombardamenti.
Poi risponde direttamente a Washington. «Abbiamo soltanto difeso noi stessi. Non siamo terroristi», dice. E aggiunge: «Il presidente Trump e coloro che cercano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma non accettiamo il linguaggio della forza».
Il discorso arriva durante il dibattito generale dell’Assemblea delle Nazioni Unite.
Sul nucleare l’Iran non fa passi indietro
Pezeshkian sostiene che Teheran non vuole armi nucleari, ma rifiuta limiti allo sviluppo delle tecnologie atomiche per usi pacifici. Rivendica anche le condizioni iraniane per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Antonio Tajani giudica il discorso «molto duro» e invita l’Iran a rinunciare alla bomba atomica. La crisi di Hormuz resta uno dei passaggi più delicati dello scontro e Stylo24 aveva già seguito la pressione americana sull’Iran e sullo Stretto.
Mentre Pezeshkian parla, Araghchi tratta
La durezza mostrata dal podio non chiude il canale diplomatico. Nelle stesse ore il ministro degli Esteri Abbas Araghchi incontra per tre ore l’inviato americano Steve Witkoff con la mediazione del Qatar.
La Casa Bianca definisce il colloquio «produttivo», ma non viene raggiunto alcun accordo. Il semplice fatto che il contatto sia avvenuto provoca però tensioni a Teheran, dove i Pasdaran contestano l’iniziativa del ministro.
È un copione già visto negli ultimi mesi, fatto di minacce pubbliche e colloqui riservati. Stylo24 aveva già ricostruito i tentativi di accordo tra Iran e Stati Uniti.
Sul tavolo americano c’è anche Gaza
Witkoff e Jared Kushner partecipano nello stesso periodo alla riunione del Board of Peace per Gaza. Il piano presentato vale 2,45 miliardi di dollari in sei mesi e comprende 66 progetti, dagli alloggi provvisori agli ospedali fino alla ripresa economica.
Le diverse crisi mediorientali finiscono così per incrociarsi negli stessi corridoi diplomatici. Iran, Hormuz e Gaza hanno tavoli distinti, ma gli interlocutori americani sono spesso gli stessi.
Trump accoglie Xi personalmente
Poi l’attenzione si sposta da New York a Washington. Xi Jinping arriva negli Stati Uniti insieme alla moglie Peng Liyuan e trova Donald Trump ad attenderlo personalmente alla base di Andrews.
Alla Casa Bianca sono previsti cerimonia ufficiale, colloqui e cena di Stato. Il programma è stato diffuso direttamente dalla Presidenza americana.
Il tappeto rosso non cancella le distanze
Dietro il cerimoniale restano tutte le questioni che dividono Washington e Pechino: Taiwan, semiconduttori, terre rare, rapporti con l’Iran e competizione tecnologica.
Per Xi essere ricevuto alla pari dal presidente americano ha anche un peso sul fronte interno. Trump, invece, mostra di avere un canale aperto con Pechino senza rinunciare alla linea dura sui dossier economici e strategici.
Un telefono rosso per l’intelligenza artificiale
Tra le ipotesi discusse dalle due capitali c’è anche un meccanismo di allarme per gli incidenti legati all’intelligenza artificiale che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza nazionale.
L’idea è semplice: creare una linea diretta capace di evitare che un guasto, un attacco informatico o il comportamento imprevisto di un sistema avanzato venga scambiato dall’altra parte per un’azione ostile.
Il dossier rientra nella più ampia discussione internazionale sull’IA, entrata anche nell’agenda della settimana di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Due rivali, due registri diversi
Nel giro di poche ore Trump tratta i due principali rivali degli Stati Uniti in modi completamente diversi. Con Teheran mantiene alta la pressione mentre lascia lavorare i suoi emissari. Con Pechino sceglie invece il tappeto rosso, pur tenendo aperti tutti i contenziosi.
Pezeshkian parla all’Onu, Araghchi tratta lontano dalle telecamere e Xi entra alla Casa Bianca. La scena cambia, ma la sostanza resta la stessa: nessuna delle grandi potenze sembra intenzionata a rinunciare allo scontro, e nessuna vuole davvero chiudere il telefono.

















