Enrico Panini e Luigi de Magistris

Un operatore di Scampia a Stylo24: troppi paletti, così si rischia di colpire sia la categoria che i cittadini

di Giancarlo Tommasone

Anche a Napoli partirà la distribuzione del bonus spesa di 100 euro a settimana (per un massimo di tre settimane, quindi in totale 300 euro) per chi ne farà richiesta. Naturalmente, bisognerà avere i requisiti necessari e non essere destinatari di altri sussidi. La misura dettata dal Governo centrale, vedrà nei Comuni dei meri «dispensatori» dei fondi necessari per aiutare coloro che in questo grave periodo di crisi (seguito al lockdown da Covid-19) hanno perso il lavoro e non hanno alcun reddito.

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I paletti fissati dal Comune di Napoli

Ogni ente locale, però, all’atto di redigere la manifestazione di interesse, ha avuto campo più o meno libero rispetto alle «regole di ingaggio» delle attività commerciali chiamate a svolgere il servizio. «A Napoli – racconta a Stylo24, il titolare di un negozio di alimentari di Scampia – ci sono tantissimi paletti da rispettare, e alla fine potrà accedere al bando soltanto la grande distribuzione». In effetti, se si va a leggere la manifestazione di interesse finalizzata ad acquisire la disponibilità di operatori economici, «i soggetti interessati devono essere in possesso dei seguenti requisiti: essere in regola con gli obblighi contributivi e fiscali e con il pagamento dei tributi comunali; non essere sottoposti a condizioni ostative derivanti da procedimenti e sentenze di natura penale, civile e amministrativa; essere in possesso di polizza assicurativa per la copertura di rischi, infortuni e responsabilità civile per gli ospiti e i dipendenti delle strutture; osservare e rispettare i requisiti ambientali, di sicurezza igienico-sanitario degli ambienti e dei dipendenti; insussistenza di cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art. 67 del D. Lgs. 06/09/2011, n. 159». Tradotto, in sintesi, vuol dire che chi ha pure una multa in sospeso con l’amministrazione comunale, non potrà accedere al «bando». E c’è di più. Palazzo San Giacomo, che come al solito dimostra problemi di scollamento dalla realtà, non ha considerato, che «molte piccole attività, non possono provvedere all’assicurazione dei dipendenti, e tra l’altro, molti di essi sono impiegati in nero. Qui non siamo in Svizzera, ma quelli del Comune fanno finta di non accorgersene», si sfoga il commerciante.

Il commerciante:
«Escluse le piccole attività»

Altro problema è legato al fatto che molte attività che vorrebbero rispondere alla «chiamata», non possono farlo, perché «non rientrano nelle fattispecie inquadrate dal Comune. Mi viene di pensare alla mia bottega, che non è molto grande, ma pure a quelle di prossimità che si trovano nelle varie zone di Napoli». Il discorso è questo: la «scrematura» di Palazzo San Giacomo sembra evidentemente «premiare» i grandi negozi, rispetto alle botteghe di quartiere. Tutto ciò cosa mette in moto? Principalmente, due meccanismi.

I punti su cui riflettere

Il primo: dalla scelta verranno escluse le piccole attività, quelle che la gente ha sotto casa. E dette attività risentiranno anche di mancati introiti. Il secondo: i destinatari del bonus saranno costretti a fare la spesa presso negozi anche molto lontani da dove risiedono, e per muoversi avranno bisogno di utilizzare o i mezzi propri o quelli pubblici. In una fase di emergenza come quella che viviamo, durante la quale viene imposto (a giusta ragione) di limitare gli spostamenti all’osso e di starsene a casa, si rischia di mettere a repentaglio tutto quanto fin qui realizzato per evitare l’espandersi del contagio. Il Comune, da un lato «confida nella solidarietà sociale delle attività auspicando la collaborazione di tutti gli esercizi operanti sul territorio», ma dall’altro non si rende conto che in molti rinunceranno a presentare domanda.

La previsione: molti titolari di attività
alimentari di prossimità,
non presenteranno domanda

«Il primo sono io e come me altri colleghi che hanno piccoli negozi, e molti dei quali, per un motivo o un altro, non hanno i requisiti richiesti dal Comune. Che rispetto alle regole e alla burocrazia, in questo momento di profondissima emergenza, sarebbe dovuto essere assai più elastico. Vorrà dire che la beneficenza, continueremo a farla da noi», afferma il commerciante di Scampia. E infine, per coloro che presenteranno domanda e la vedranno accolta, all’orizzonte c’è un altro problema.

L’interrogativo è uno: conoscendo i tempi biblici e la pesantezza della macchina amministrativa napoletana, quanto tempo ci vorrà per le attività che offriranno il servizio del buono spesa, per vedersi riconoscere i 300 euro messi a disposizione per i nuclei in difficoltà? Non siamo nel Canton Ticino, qualcuno lo dica al sindaco Luigi de Magistris, al suo vice, EnricoPanini, e all’assessore Monica Buonanno, delegata alle Politiche sociali.

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