Stylo24 ha raccolto il racconto di un testimone delle fasi precedenti all’arresto dei tre «antagonisti della movida» in Piazza Bellini

di Giancarlo Tommasone

L’antagonismo napoletano è ridotto veramente ai minimi termini se deve affidarsi a una fermo innescato dalla consumazione di una birra in Piazza Bellini, per far continuare a parlare di sé e delle proprie attività di opposizione al sistema. Ma tant’è, viviamo strani giorni. I fatti si sono registrati domenica sera. Il bilancio dei tafferugli è di 12 agenti contusi (con prognosi da 3 a 17 giorni) e di cinque volanti della polizia danneggiate. A finire in arresto (attualmente si trovano ai domiciliari) tre volti più o meno noti del laboratorio occupato Insurgencia: Pietro Spaccaforno (39 anni); Fabiano Langella (27); Diego Marmora  (40). Rispondono di minaccia, lesioni, resistenza e danneggiamento aggravato, e sono stati denunciati anche per oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Stylo24 ha intervistato uno dei testimoni oculari di tutte le fasi dell’episodio, non solo di quelle immortalate e diffuse ad arte con un video, anche da certi esponenti dell’universo antagonista partenopeo. Il ragazzo si chiama Giacomo Mellone, e a poche ore dall’episodio (quando la clip era diventata già virale) ha pubblicato un commento su Facebook (ripreso dalla pagina Fb, Il fantastico mondo di De Magistris), attraverso il quale ha descritto tutte le fasi di quanto avvenuto domenica sera, e dunque anche l’antefatto che ha poi portato ai tafferugli e all’arresto dei tre.

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Giacomo, come sono andate le cose?
«Prima che i poliziotti scendessero dalla volante, per identificare Pietro (Spaccaforno, ndr), abbiamo notato che tutte le volte che passava un’auto della polizia, gli agenti venivano bersagliati da insulti, li chiamavano “scemi, bastardi”».

E lei dove si trovava, quando ha assistito a queste scene?
«Io ero davanti a Peppe Spritz (un locale di Piazza Bellini, ndr). Prima sono passate due auto della polizia, e hanno continuato la corsa, nonostante fossero state accolte e accompagnate da offese. La terza vettura, invece, ha rallentato e si è accostata nei pressi di un gruppetto di ragazzi».

E poi, cos’è successo?
«Pietro (Spaccaforno, ndr), rivolgendosi agli agenti, ha urlato: “Voi, a lavorare, non andate mai, vero?”. Mentre un altro ragazzo, più in carne, ha gridato, sempre rivolto ai poliziotti: “Bastardi”».

I poliziotti come hanno reagito?
«A questo punto, hanno fatto il giro, si sono fermati dove c’era Pietro e gli hanno chiesto i documenti. Pietro ha detto a un agente: “I documenti non te li do. Fai venire gli amici tuoi (chiedi rinforzi, ndr) perché i documenti non te li faccio vedere. Altrimenti, rimettiti in macchina e vattene”».

E quindi l’epilogo, con i tafferugli.
«Praticamente, sì. Udito quanto detto da Pietro, l’agente ha chiamato rinforzi e poco dopo sono arrivate altre volanti della polizia. Nel frattempo, solo uno del gruppetto di cui faceva parte Pietro ha estratto il documento, ma senza consegnarlo agli agenti. E poi è successo quello che si vede nel video».

Questa dunque la versione dei fatti da parte di uno dei presenti, versione confermata a Stylo24 anche da altri testimoni, che a differenza di Giacomo, hanno scelto di restare anonimi. Dopo gli arresti dei tre sedicenti antagonisti, Insurgencia ha organizzato un sit-in per chiedere la liberazione dei «compagni della movida». Al corteo hanno partecipato, naturalmente, anche Egidio Giordano (assessorino in III Municipalità) e la sua compagna, la delegata alla Cultura del Comune di Napoli, Eleonora De Majo. Tutto per una birra, tutto per uno Spritz… non ci sono più gli antagonisti di una volta. Oggi, per far vedere che continuano a esistere hanno bisogno di episodi come quello di Piazza Bellini, episodio sfruttato ad arte anche da certa stampa, che ancora una volta, si limita a raccontare parte dei fatti, solo quelli che sembrano dare ragione agli «amici».