Vincenzo De Luca e Roberto Speranza

Lo studio in collaborazione con le Università di Oxford, Harvard e Buenos Aires giunge alla conclusione che più sarà prolungato il lockdown, minori saranno gli effetti (per niente significativo l’impatto sull’Rt)

Un vecchio adagio recita: chi di speranza campa, di speranza muore. Ecco, morire di speranza, quella che ormai hanno perso i titolari e i dipendenti di migliaia di attività economiche a Napoli e in Campania, oppressi dal lockdown, che già da tre settimane consecutive interessa la nostra regione. Fino a qualche ora fa, in base a numeri che lasciavano presagire il passaggio alla zona arancione, si era diffuso entusiasmo (se di entusiasmo si può parlare) soprattutto tra gli esercenti, costretti al lungo periodo di stop. Poi la doccia fredda: la Campania, a meno che non si verifichino clamorosi colpi di scena, resta in zona rossa, minimo per altre due settimane.

Tutta colpa, trapela dalla cabina di regia e dalla bozza dell’Iss, dell’Rt (l’indice di contagiosità) che fa registrare circa l’1,3. Un numero che, nei fatti, ha indotto Vincenzo De Luca a chiedere la permanenza in red zone, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, ad accordare la richiesta. Sia il governatore che il ministro, però, dovrebbero dare un’occhiata a una recentissima ricerca, che, su base di incontestabili dati scientifici, giunge alla conclusione, che in molti avevano già ipotizzato: più lungo sarà il lockdown, meno significativi saranno gli effetti.

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Lo studio è stato pubblicato dal Centre for economic policy research, e porta in calce la firma di Patricio Goldstein (Harvard University), Eduardo Levi Yeyati (Università Torquato di Tella, di Buenos Aires), e Luca Sartorio (Ministero del Lavoro argentino). I dati raccolti sono relativi a 152 Paesi (dall’inizio della pandemia al 31 dicembre 2020); il livello di intensità dei lockdown attuati, è stato misurato da Oxford University (che tiene conto, tra l’altro, del blocco della didattica in presenza, della chiusura dei luoghi di lavoro, e delle restrizioni per partecipare a eventi pubblici). Altro aspetto considerato è quello relativo all’intensità dei movimenti nelle aree sottoposte al blocco.

La ricerca si è posta l’obiettivo di rilevare Rt e andamento dei decessi. E si è giunti alla conclusione, che dopo 120 giorni, la chiusura totale ha un effetto estremamente più attenuato, rispetto alla diminuzione del numero dei decessi. E per quanto riguarda l’Rt, quello che per intenderci, condannerebbe la Campania, a restare ancora in zona rossa? Il lockdown prolungato e stringente non ha «impatto significativo», emerge dalla ricerca.

Quindi, studio argentino alla mano, si può affermare senza tema di essere smentiti, che più lungo è il lockdown, minore saranno gli effetti sul fronte del contrasto al Covid. Drammatici, invece, gli effetti del blocco totale e prolungato, sull’economia. Anche perché, si evince dalla ricerca, più vanno avanti le misure afflittive, più cresce la fatica nel sostenerle, con la conseguenza che le limitazioni verranno sempre più ignorate dalla popolazione.

Alternative alla zona rossa, che rischia di mettere fine definitivamente a una estesa porzione del tessuto sociale ed economico della Penisola? «Restrizioni rigorose e brevi», sottolineano gli studiosi. Soluzione – suggeriscono – che dovrebbe essere adottata proprio dai Paesi, come l’Italia, in cui si stanno trovando difficoltà a realizzare vaccinazioni di massa.

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