domenica, Dicembre 5, 2021
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Regione e Comune, gli inutili show dei professionisti dell’anticamorra

Beni confiscati in preda a degrado e abbandono

di Giancarlo Tommasone

Sulla carta sono strumenti di contrasto alla criminalità, soprattutto dal punto di vista culturale, che espresso nei modi dovuti, pure gioca un ruolo fondamentale nella lotta contro le mafie. Ma nei fatti si traducono come sorta di associazioni che si rivelano per niente efficaci quando si tratta di passare alla pratica, al sodo. Una di queste è la Commissione anticamorra e Beni confiscati della Campania, guidata dal presidente Carmine Mocerino

Nelle scorse ore, l’organismo del  Consiglio regionale campano ha sottoscritto  un protocollo di intesa con l’università Parthenope, con l’obiettivo di studiare «tutte le ipotesi ed i percorsi affinché i fondi europei possano essere utilizzati per la gestione e valorizzazione dei Beni confiscati». E’ questo il grande salto che non si riesce a compiere, quello della fattività. Fino ad ora i progetti ipotizzati e realizzati non hanno creato alcunché di rilevante sul piano della lotta alle organizzazioni criminali, e alla cultura malavitosa, nemmeno dal punto di vista mediatico. Un conto è affermare che bisogna combattere le mafie, è un concetto naturalmente condivisibile, e accomuna l’intera società civile, un’altra è fornire gli strumenti per farlo.

Il boomerang rappresentato dalle condizioni
in cui versano le strutture sottratte alla camorra

Ma se si va a vedere le condizioni dei beni confiscati in Campania, ci si accorgerà presto che pure quando sono occupate da qualche associazione, non rappresentano valore aggiunto e non offrono redditività. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, stanno a simboleggiare addirittura una sconfitta, con l’abbandono in cui versano. Ci sono ville che in mano alla criminalità, sono state simbolo di lusso e di potere; in mano allo Stato, invece, diventano testimonianza di degrado. E questo ha un effetto devastante agli occhi di fasce di popolazione a rischio.

Mancanza di valorizzazione dei beni confiscati

E tutto ciò rende la Commissione anticamorra regionale (che va ribadito, è sostenuta dai contribuenti) un simulacro di legalità, anche perché rispetto alla Commissione parlamentare antimafia che ha addirittura potere di effettuare indagini, l’organismo di Palazzo Santa Lucia, si riduce solo ad esprimere concetti e slogan, condivisibili, è normale, ma più che assodati (con dichiarazioni del tipo: basta con Gomorra, bisogna far conoscere anche il buono che si crea grazie all’utilizzo dei beni confiscati).

E ha una visione dei beni da recuperare per niente efficace e per niente legata alle reali esigenze di territori difficili, come sono quelli campani, dove la camorra continua a far sentire la propria presenza. Stesso dicasi per un altro organismo, quello creato da Palazzo San Giacomo, i cosiddetti «saggi per la legalità». Istituito a febbraio del 2017, il comitato in più di due anni e mezzo di vita, ha prodotto soltanto un rapporto di ascolto del territorio, «Le voci di dentro».

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ci sono ancora, ma hanno prodotto niente

Poco, anzi niente è stato fatto, rispetto a quanto occorre per una città difficile come Napoli. Commissione regionale anticamorra e saggi per la legalità, dal punto di vista della realizzazione fattiva sono sullo stesso piano, l’unica differenza è costituita dal fatto che l’organismo regionale indice ogni tanto qualche conferenza stampa. A Napoli, invece ci si è praticamente dimenticati dell’esistenza del pool che dovrebbe ancora essere presieduto, forse, dal giornalista Sandro Ruotolo.

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