(Errori giudiziari, approcci approssimativi ai casi, scarsa conoscenza di tutta una letteratura forense, che pure sarebbe necessario approfondire, e l’idea – malsana – che i processi si vincano prima in tv che nelle aule di tribunale. Uno stato desolante della Giustizia in Italia. Stylo24.it ha intervistato la criminologa Ursula Franco sulle difficoltà di una professione ancora poco valorizzata, e sull’efferato delitto di Macerata) 

ursula franco
La criminologa Ursula Franco

Dott.ssa Ursula Franco quanto è ancora difficile fare il criminologo nel nostro Paese?

Direi che è impossibile. L’ignoranza sul ruolo del criminologo è insormontabile nonostante sia l’unico consulente capace di ricostruire i fatti.

In che senso?

Siamo un paese nel quale manca la cultura della verità, per verità non intendo quella processuale a cui si arriva dopo aver dimenticato i fatti. Mi riferisco alla verità vera, quella degli atti d’indagine, una verità che in pochi mesi viene soffocata dalle mistificazioni dell’accusa, dei giornalisti e degli avvocati della difesa, una verità che un criminologo è in grado di fornire ad una procura o ad una difesa.

E allora perché non servirsi del criminologo?

Molte procure e molti avvocati ritengono la criminologia qualcosa di equiparabile alla stregoneria, non una scienza esatta, e invece di servirsi di un esperto capace di ricostruire i fatti, sperano di portarsi a casa il caso con le improbabili ricostruzioni di consulenti informatici e genetisti. Ben vengano le consulenze di altri esperti ma il criminologo è necessario per mettere insieme le risultanze di tutte le altre consulenze di cui si avvale un’accusa o una difesa.

Che ruolo hanno i giudici per le indagini preliminari e quelli del Riesame nell’errore giudiziario?

Nella maggior parte dei casi di errore giudiziario i giudici che sbagliano fondano il loro convincimento non sugli atti d’indagine ma sulle varie ordinanze prodotte dall’accusa che non sono che un’interpretazione degli atti veri e propri. Lo prova il fatto che molti Cold Case si risolvono tornando ad analizzare gli atti d’indagine e non le conclusioni di chi non è riuscito a cavare un ragno dal buco. Lo stesso vale in caso di errore giudiziario. Recentemente ho fornito una consulenza alla difesa di Alessandro Calvia, un uomo innocente condannato a 24 anni per un omicidio del 2011. Dall’analisi degli atti d’indagine non solo si evince che il Calvia non può aver ucciso Orsola Serra ma emerge con chiarezza il nome dell’autore dell’omicidio.

Alessandro Calvia
Alessandro Calvia

Ha incontrato un giudice bravo?

Uno su tutti, il GIP Flavio Cusani, un magistrato straordinario che ha studiato a menadito gli atti d’indagine di un caso di cui mi sto occupando dal luglio 2016 e sul quale lui è stato chiamato a pronunciarsi, quello della morte della piccola Maria Ungureanu. In questo caso la procura di Benevento aveva richiesto l’arresto di due ragazzi estranei ai fatti ed il GIP Cusani, invece di spalmarsi sulle richieste del PM, come spesso accade, ha studiato gli atti veri e così facendo ha sventato un duplice errore giudiziario.

La piccola vittima, Maria Ungureanu

Secondo lei esiste la vittima ideale di errore giudiziario?

Certamente, nella maggior parte dei casi è un soggetto vulnerabile a causa di un disturbo di personalità o per un ritardo mentale o a causa di un deficit intellettivo dovuto ad alcool e droghe ed è spesso mal consigliato da parenti, amici e avvocati, che, poiché sono privi dei mezzi per capire che è innocente, possono invitarlo a confessare o ad avvalersi della facoltà di non rispondere, ipotecando irreversibilmente un eventuale risarcimento.

Che cosa pensa del fatto che si addebiti l’omicidio di Pamela Mastropietro alla mafia nigeriana, a riti tribali, ad un macellaio o ad un chirurgo?

Ipotesi insostenibili, deliranti, se non fosse per il tragico fatto, le definirei esilaranti. Il caso è molto semplice ma non credo che la procura di Macerata giungerà mai alla verità se continueranno a cercare un movente classico come può esserlo un tentativo di violenza.

La vittima, Pamela Mastropietro
La vittima, Pamela Mastropietro

Ci ripete la sua idea?

Sul corpo della Mastropietro non sono stati trovati segni di violenza sessuale non a causa dello stato dei suoi resti ma semplicemente perché Oseghale non ha violentato Pamela, l’omicidio della Mastropietro è un omicidio senza un apparente movente perché il movente è intrapsichico. E’ la ricerca di una gratificazione di un bisogno psichico che ha portato Oseghale ad uccidere. Sono proprio gli atti non finalizzati né alla commissione del delitto né all’occultamento del cadavere che ci svelano il movente. E’ il nuovo anatomo patologo a darci la chiave del caso: “lo strazio inflitto al corpo va molto oltre ciò che sarebbe stato necessario per chiuderlo in due valigie”, quello “strazio” è servito a saziare un bisogno psicologico. Chi ha messo in pratica lo “strazio” ha fantasticato per lungo tempo quell’act out, lo smembramento non è stata un’idea dell’ultimo momento, non un’idea dettata dalle circostanze ma il vero fine di quell’omicidio. L’accanimento sull’organo sessuale agito durante lo smembramento è un atto sessuale sostitutivo che ci informa che Oseghale è sessualmente incompetente.

L'arresto di Innocent Oseghale
L’arresto di Innocent Oseghale

In sintesi?

Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla e dallo smembramento ha ottenuto una gratificazione sessuale. Il fatto che abbia frazionato il corpo in un numero di pezzi maggiore di quello necessario per occultarlo, è la prova che si è cimentato in questa attività non a fini “difensivi” ma perché mosso da un bisogno psicologico; a sostegno di questa ipotesi è anche il fatto che non abbia occultato i pezzi dopo essersi speso in quest’impresa. Nulla c’entra che Innocent Oseghale sia nigeriano, il fenomeno dei lust murderer sessualmente incompetenti è internazionale.