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di Giancarlo Tommasone

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Riusciamo ad incontrarlo con non poche difficoltà, perché come tiene a precisare quando fissiamo luogo e data per l’intervista assicurandogli l’anonimato, «di certe cose sarebbe meglio non parlare». Lui è un ragazzo sulla trentina, un artista. E’ un tatuatore che da alcuni anni ha lasciato Napoli, dove è nato ed è cresciuto, per trasferirsi in provincia. Tra i suoi clienti annovera anche diversi baby-boss del centro cittadino.
Mi hanno riferito che sei stato tra i primi tatuatori degli affiliati alla «paranza dei bambini». Lo confermi?
Diciamo che sono stato tra quelli che hanno tatuato ragazzi che conoscevo, ragazzi dei rioni in cui sono cresciuto. In linea di massima, comunque, confermo: ho anche avuto tra i clienti alcuni di quelli che ormai tutti definiscono baby-boss.
Eri a conoscenza della loro scelta di vita?
In molti casi no, in altri lo ero, perché nel quartiere si sapeva. Certo, è lo stesso ragionamento che fanno i cantanti quando vanno a un matrimonio della gente che appartiene al sistema. Faccio il mio lavoro, mi pagano, non faccio niente di illegale. Spesso si sono fatti tatuare a domicilio o dove decidevano loro. Io avevo un piccolo studio e in rare occasioni sono venuti lì.

E ti hanno sempre pagato o in qualche occasione costretto?
A me sempre, qualcuno ha provato a «scardare» (a tirare sul prezzo), ma non ho mai avuto altri problemi. So che comunque a qualche altro mio collega è capitato.
Di avere problemi?
Sì, diciamo che se cominci a lavorare sempre con persone di un determinato ambiente, alla fine devi assecondare le loro richieste. Magari ti pagano pure bene però quando ti chiamano devi presentarti a qualsiasi ora. Anche per questo, con il passare del tempo ho voluto allontanarmi dal mio rione.
Parliamo delle immagini, quali sono quelle più gettonate dai ragazzi di un «determinato ambiente»?
Va beh, pistole, lame, granate, carte da gioco, dadi. Ma anche la faccia di Joker, il nemico di Batman. Spesso si fanno tatuare le iniziali del nome o il nome per esteso della famiglia a cui appartengono o per la quale simpatizzano.

Hai mai tatuato le lettere FS? Sai a cosa o a chi si riferiscano?
Personalmente mai, però so che cosa significano. Stanno ad indicare Famiglia Sequino. Lo so perché lo chiesi a dei ragazzi che le portavano tatuate sulle gambe.
Quindi non si riferiscono ai Sibillo di Forcella?
No. Nel caso dei Sibillo abbiamo soprattutto il numero 17 sormontato dalle fiamme. E’ un tatuaggio che è venuto dopo. Io l’ho fatto a un paio di ragazzi che però non c’entravano niente con le paranze. Proprio per questo li ho tatuati dietro le caviglie, in un posto del corpo nascosto. Perché anche il posto è importante: se ti fai tatuare il nome della famiglia sul petto o sulla schiena vuol dire che hai rapporti di parentela con quella famiglia o sei affiliato al clan. Altrimenti non puoi.
A proposito del 17 sormontato dalle fiamme, sai chi abbia creato il logo?
Lo hanno riprodotto da un disegno che hanno realizzato gli stessi Sibillo. Un disegno molto semplice che però viene tatuato spesso. E’ un tatuaggio che costa circa 50 euro.
Ti risulta che qualcuno si sia fatto tatuare il volto di Emanuele Sibillo, ritratto come Che Guevara?
Sì, ho visto una foto del genere che gira da parecchio; qualche mio collega quasi sicuramente ha realizzato quel tatuaggio per qualcuno. Credo si tratti soprattutto di parenti di Emanuele Sibillo.

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