Emmanuela Florino

di Luigi Buoninconti

Emmanuela Florino, figlia dell’ex senatore Msi e An Michele Florino, è capolista di CasaPound nei tre collegi plurinominali della circoscrizione Campania 1 per la Camera dei Deputati, corrispondente al territorio della città metropolitana di Napoli

Quale è secondo lei la coalizione che oggi sarebbe in grado di governare?

Nessuna. Ci sarà un governo tecnico, già hanno fatto degli accordi. Sia il centrodestra che il centrosinistra sapevano che sarebbe andata così già quando hanno votato questa legge elettorale. Anche per il M5S sarà molto difficile arrivare al 40%.

Quale sono i punti chiave del vostro programma elettorale?

Per quel che riguarda la politica economica noi vogliamo mettere le banche al servizio della nazione e non viceversa come è stato sino ad oggi, lo Stato a tutela dell’economia perché possa sempre intervenire per scongiurare la chiusura delle aziende e salvare i posti di lavoro, fare una guerra alle delocalizzazioni che determinano una concorrenza sleale delle industrie che producono dall’altra parte del mondo sfruttando manodopera sottopagata. Poi abbiamo delle proposte di legge circa il diritto alla proprietà della casa, l’abolizione della legge Fornero, il ripristino dell’art.18 e il reddito nazionale di natalità. In ultimo siamo contro lo Ius Soli perché per noi, nasce italiano solo chi è figlio di italiani.

Emmanuela Florino con Simone Di Stefano, leader di Casapound
Emmanuela Florino con Simone Di Stefano, leader di Casapound

Come risolverebbe il problema immigrazione? Siete a favore dell’uscita dall’Unione Europea?

L’uscita dall’euro e dunque dall’UE sono due passi fondamentali altrimenti nessuna delle nostre proposte o di quelle degli altri partiti sarà mai attuabile visti i diktat di Bruxelles che ci legano le mani anche quando decidiamo della nostra politica interna. “Perché la Francia è potuta intervenire in Libia contro Gheddafi e oggi invece quando Casapound propone l’intervento in Libia dei militari italiani per bloccare l’arrivo di clandestini, tutti si sconcertano e pensano che noi vogliamo fare la guerra?” La verità è che ci sono tanti libici che vorrebbero uno stato sovrano, cosa che attualmente non è, mentre l’Occidente preferisce far stare la Libia in mano ai tagliagole dell’Isis. Questo è il motivo per cui vorremmo intervenire militarmente in Libia, per bloccare l’arrivo di altri clandestini e al contempo rimpatriare tutti coloro che non hanno i mezzi di sostentamento necessari per continuare a soggiornare nel nostro Paese, pesando sempre più sul bilancio dello Stato. Noi su quest’ultimo passaggio, intendiamo scagliarci contro il business dell’accoglienza che fa guadagnare le cooperative. Vogliamo la revoca della cittadinanza per chi commette reati gravissimi: nello specifico nel caso di Macerata si è trattato di una persona che non sarebbe dovuta neanche essere in Italia perché già era stata fermata cinque volte per spaccio. Chi delinque deve perciò essere rimpatriato e deve scontare la pena fuori dall’Italia anche se è stato arrestato in Italia, perché i costi per lo Stato sono troppo ingenti: non dimentichiamoci che il 40% dei detenuti sono praticamente immigrati.

Pamela Mastropietro
Pamela Mastropietro, vittima dell’omicidio di Macerata

Perché gli italiani dovrebbero votare Casapound? Quali sono le vostre idee di innovazione?

Gli italiani dovrebbero votare Casapound perché tutti gli altri li hanno già presi per i fondelli. Lo stesso M5S ha avuto nel corso della legislatura che volge al termine, 160 parlamentari che avrebbero potuto fare un’opposizione ferma e ferrea in Parlamento e non l’hanno fatto. Noi siamo convinti che i governi funzionano laddove ci sono delle opposizioni forti che li rimettono in riga. Ciò è desumibile anche guardando alle amministrazioni locali come Napoli dove nulla funziona perché non esiste opposizione. Va votata Casapound dunque perché il nostro programma è netto, chiaro, concreto e attuabile. Questo non lo diciamo noi ma gli studi fatti sui programmi politici: l’Istituto Cattaneo di Bologna in proposito, ha pubblicato anche su Il Resto del Carlino, un’analisi dei programmi dei partiti in competizione per le elezioni e ha dichiarato che il più concreto ed attuabile è proprio quello di Casapound. Ciò dimostra che noi non siamo solo per la protesta ma diamo anche la soluzione a quello che non troviamo giusto.

A cominciare dalla Presidente Boldrini sempre più a gran voce viene chiesto lo scioglimento dei gruppi neofascisti. Cosa pensa a riguardo?

Noi ci ritroviamo purtroppo a dover insegnare la Costituzione a tutti coloro che si levano contro di noi. Casapound si è candidata alle elezioni, oggi come in passato, rispettando l’ordinamento democratico del Paese per cui non c’è una valida motivazione per lo scioglimento. Noi guardiamo agli aspetti dello stato sociale del fascismo perché secondo noi non sono totalmente esecrabili. L’art.3 della Costituzione fissa il principio per cui “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale e…favorire  l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, dunque anche il nostro credo politico deve poter trovare il suo giusto spazio nel sistema nazionale. Chi è contro di noi alimenta la diseguaglianza, dicendo cose anti-democratiche e anti-costituzionali, promuovendo lo scioglimento di un partito che invece è presente sulle schede elettorali perché ha legittimamente raccolto le firme degli elettori in tutti i collegi. Si tratta di persone che hanno una visione distorta di quella che è la democrazia in questo Paese e la vorrebbero usare a loro piacimento.

Non dimentichiamoci che il Movimento Sociale Italiano che era diretta emanazione dell’RSI, ha seduto in Parlamento dal 1948 fino al 1995, confluendo poi in Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. Noi abbiamo sul territorio nazionale oltre 110 sedi autofinanziate, ciò significa che siamo legittimati dai nostri tesserati: è il popolo che vuole questo movimento.

Nonostante si tenti di portare avanti la tesi della XII disposizione transitoria, noi tutti sappiamo bene che se Benito Mussolini fosse sopravvissuto, dopo 5 anni si sarebbe potuto tranquillamente candidare alle elezioni democratiche di questo Paese.

In conclusione credo che il problema reale del Paese sia dovuto ai politici che non riescono a parlare più di politica come facciamo noi che affrontiamo invece le problematiche chiave della quotidianità quali il lavoro, la casa e la famiglia.