sabato, Maggio 21, 2022
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«Nel prossimo film finalmente mi fanno fare il poliziotto»

Salvatore Striano, attore, autore, regista, scrittore, racconta a Stylo24 la sua vita, fatta di tante false partenze, ma a cui è riuscito a dare un senso, diventando uno degli interpreti più apprezzati del panorama culturale italiano.

Quello che c’è dentro Salvatore Striano glielo leggi sul volto. Segnato da una vita che forse ne ha contenute cento. Le due più importanti sono quelle divise dal suo passaggio dal carcere al palcoscenico del teatro. Luogo in cui ha scoperto che quella rabbia che gli incupiva l’anima poteva essere espressa in un altro modo. Su quelle tavole che lo hanno trasformato. Da dove è partito il percorso che lo ha portato a essere l’uomo di oggi. Mettendo alle spalle la “testa matta” di ieri. Quella che è lui stesso a ricordare e raccontare, proprio nelle carceri. Lì dove oggi arriva solo per accompagnare l’ultimo film che lo ha visto recitare con Toni Servillo e Silvio Orlando. “Leonardo Di Costanzo mi ha messo in mezzo a due maestri”, racconta a Stylo24 in una intervista andata in onda nel corso del format “Cinque domande a…”.

“Mi definirei un uomo vissuto. Perché ho avuto tante false partenze. Ho disgraziatamente conosciuto realtà che non avrei voluto conoscere, ma, miracolosamente, ne sono sempre uscito e ho trasformato tutto in armi della cultura, per ridisegnarmi e darmi un senso. Oggi uso tutto quel materiale per i miei personaggi, i miei libri, le mie sceneggiature. Ho un romanzo dentro e ogni volta che voglio lo posso tirare fuori. Dentro di me ci sono l’attore, il regista, lo scrittore e soprattutto l’uomo”. Ma cosa fa sentire meglio Sasà? “Senza dubbio quando sono sul palcoscenico del teatro. E’ come se andassi in officina a mettere a posto la macchina. Come diceva Eduardo, gli attori fanno bene sul palcoscenico quello che gli altri sbagliano nella vita. E poiché ho sbagliato tanto nella vita, mi serve il palcoscenico”.

Sasà Striano in ‘Ariaferma’

Il 2021 si è chiuso con due film che lo hanno visto interprete, ‘Ariaferma’ e ‘Il bambino nascosto’. “Di Ariaferma mi porto a casa la forte amicizia con Leonardo, il regista. Abbiamo una stima reciproca, ci vogliamo tanto bene. Mi ha messo in mezzo a due maestri campani come Silvio Orlando e Toni Servillo, che non avevano mai lavorato insieme. Poi, ovviamente, porto nel cuore il film per il tema che tratta. Del bambino nascosto mi resta la meraviglia di essere il padre del piccolo Pirozzi. Giuseppe è un grande talento. Stare lì con lui tra i vicoli della Sanità è stato per me un motivo di grande emozione per me. La sua famiglia ha tutta la mia stima per i sacrifici fatti e i risultati ottenuti”.

Ma a quale film Salvatore Striano è più legato? “Credo senza dubbio a ‘Cesare deve morire’ dei fratelli Taviani, che mi ha permesso di farmi conoscere e girare il mondo. Poi ‘Gomorra’ di Garrone, il mio primo film, il battesimo al cinema. Più in generale, ognuno di loro si è preso qualcosa di me e altrettanto mi ha lasciato. Tra tutti i registi con cui ho lavorato, invece, se dovessi scegliere, direi, per una questione di rispetto, soprattutto, i Taviani, a cui va tutto il mio affetto.”

Sasà Striano in ‘Il bambino nascosto’

Vive a Roma, Salvatore, ma “in me c’è tutto di Napoli. Con me c’è Napoli che viene nella Capitale. Molte volte salgo sul treno per andare a Napoli a mangiare una sfogliatella e poi ritorno in serata a casa. Io sono nato tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli e non posso fare a meno di quella città. Napoli è Napoli ed è sempre con me. E’ in casa, nel mio telefono, sulla mia faccia”.

I progetti per il presente e il futuro? “Ho alcuni film in uscita già girati. Mi vedrete in ‘Rosanero’ su Sky, per la regia di Andrea Porporati, nei panni di un commissario di Polizia. Hanno capito che li conosco bene i poliziotti (ride ndr). Poi “Princess” al cinema, con la regia di Roberto de Paolis, una serie su Sky, “Il Re”, con Luca Zingaretti e la regia di Giuseppe Gagliardi, ancora faccio parte del cast dell’ultimo film di Mario Martone, ‘Nostalgia’. E devo iniziare alcune cose nuove di cui non parlo fino a quando non ci sono le firme. Stiamo riprendendo con il teatro e il mio monologo ‘Il giovane criminale’, che porto nelle scuole. Sto accompagnando ‘Ariaferma’ nelle carceri d’Italia. E per ultumo stiamo scrivendo una sceneggiatura dal mio secondo libro ‘La tempesta di Sasà’.”

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